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Bartlett e la memoria autobiografica
[29/06/2009]

L'opera più conosciuta di Bartlett, Remembering, è un libro sulla memoria destinato a rimanere nelle citazioni d'obbligo di ogni manuale che si rispetti, ma che tuttavia provocò notevole sconcerto e perplessità fra i contemporanei, e nemmeno lo sperato impatto nel mondo accademico del tempo. Caratteristica del suo lavoro è la sua opposizione ai paradigmi semplificatori di stampo comportamentista cui opponeva la sua complessa e articolata riflessione sui meccanismi intrapsichici. Ci sono due aspetti in particolare che marcano l'originalità e il relativo isolamento degli studi di Bartlett: il nodo cruciale della distinzione fra fedeltà e trasformazione attiva del ricordo e la scelta di definire la memoria come attività di integrazione fra percezione ed esperienza. Il ricordo per Bartlett è una ricostruzione adattiva. La memoria è uno sforzo di ricostruzione che, partendo dalle conoscenze presenti del soggetto, tenta di ricostruire a posteriori il significato del ricordo. Egli vede la memoria non come un processo di immagazzinamento dei dati passati, bensì come la ricostruzione del ricordo partendo dagli interessi e dalle conoscenze attuali del soggetto.

La concezione di Bartlett e quella classica procedono parallele e hanno difficoltà a comunicare perché studiano due aspetti diversi della memoria: il destino del dato, che viene salvato o perduto nelle prove ripetute, e il destino della percezione che "affonda le sue radici nella storia personale dell'individuo, strettamente legata al suo mondo affettivo"1. È evidente che solo in questo secondo approccio, che collega in modo inscindibile percezione, motivazione e memoria è possibile considerare la memoria non come una registrazione individuale del passato, ma come un'integrazione tra passato e presente, tra singolo e collettività.
La memoria per Bartlett è uno sforzo verso il significato, e non ha importanza mettere in luce la precisione, intesa come la copia più o meno fedele del passato, quanto il fine adattivo dei processi mentali considerati in un determinato contesto sociale e culturale. La memoria è dunque una funzione di integrazione e non una funzione specializzata e separata. È parte integrante del flusso della percezione, dell'immaginazione e del pensiero immaginativo. Non si può scindere l'aspetto cognitivo da quello motivazionale ed emotivo.
Per concretizzare questa funzione integratrice Bartlett propone una metodologia che cerca di simulare quanto accade soprattutto nella memoria a lungo termine, in cui il trascorrere del tempo è segnato da una serie di riproduzioni ripetute del ricordo che man mano lo trasformano. Gran parte del lavoro presentato in Remembering si basa appunto sul metodo delle riproduzioni ripetute, chiedendo al soggetto di riprodurre più volte nel tempo un elemento da ricordare, simile al materiale con cui comunemente si ha a che fare nella vita quotidiana, e non alle sillabe senza senso di Ebbinghaus (Immagini, mappe, storie, racconti, esperienze, descrizioni, argomentazioni, etc.).

Bartlett però non si limita solamente alla riproduzione seriale dei ricordi, ma la applica anche nel racconto di un soggetto all'altro, comunicazione del tipo "telefono senza fili", introducendo elementi estranei alla cultura di chi ricorda (è il caso del ormai famoso racconto de "la guerra degli spettri").
Di riproduzione in riproduzione, la storia si trasforma notevolmente, avvicinandosi alle convenzioni culturali dei soggetti e perdendo tutti i caratteri bizzarri dovuti all'estraneità culturale. E' di fatto un processo di convenzionalizzazione che avviene per l'interazione di diversi processi:
- l'omissione dei particolari culturalmente estranei;
- la tendenza a razionalizzare al massimo i passaggi logici attribuendo intenzioni culturalmente comprensibili;
- la trasformazione dei particolari minori.


In sintesi si potrebbe dire che ciò che non può essere organizzato, perché troppo difforme dal precedente patrimonio di esperienza e dalla forma culturale che lo caratterizza, è destinato a non essere tramandato. In tutti i casi, quello che emerge dai risultati è che, di ripetizione in ripetizione, lo stimolo originale cambia forma: viene semplificato, ristrutturato, reso più prevedibile e sintetico, fino ad arrivare a una specie di formato standard nel quale si stabilizza, e può essere ulteriormente riprodotto nel futuro, essendo divenuto ormai un'acquisizione della memoria a lungo termine. A questo formato Bartlett dà il nome di schema. Bartlett dimostra che lo schema agisce in due modi:
- in modo costrittivo, la memoria lascia cadere oppure sintetizza ciò che non è previsto dallo schema;
- in modo generativo, aggiungendo sfumature e particolari al ricordo.

Inoltre questa comprensione, quest'orientamento nello spazio dei significati, non è frutto della sola individualità, ma è intriso dell'influenza del mondo sociale e culturale, che agisce in maniera quasi indistinta, come sfondo conoscitivo "banale" del pensiero quotidiano. Sono soprattutto gli stimoli culturalmente estranei che fanno risaltare questa doppia faccia, personale e sociale del ricordo: lo stimolo strano, dunque, viene familiarizzato di ripetizione in ripetizione perdendo o trasformando quello che appare più incomprensibile alla formazione culturale del soggetto. Il senso di soddisfazione del ricordo viene spiegato da Bartlett in ragione del fine adattivo del ricordo.
Il ricordo in altri termini, sembra "buono" perché è culturalmente convenzionale, perché è razionalizzato rispetto al contesto di appartenenza ed è stato quindi privato degli aspetti meno familiari e più culturalmente inquietanti.
La trasformazione e la razionalizzazione del ricordo può essere spiegata nell'ipotesi teorica di Bartlett, perché l'individuo non è determinato dalla struttura organizzativa dei suoi schemi, la quale tenderebbe a riprodursi in modo inerziale. Al contrario, man mano che acquisisce maggior esperienza di sé e del mondo, il soggetto impara a manipolare attivamente i suoi schemi ("he turns around his own schemata"), per ricondurre l'inaspettato che l'ambiente continuamente gli propone nel campo del familiare e del prevedibile. Il ricordare e il dimenticare hanno per Bartlett valenza ricostruttiva allo stesso modo dei processi immaginativi e del pensiero costruttivo.

1. Andreani Dentici O., Prefazione a C. Bartelett.(1932) La Memoria, Franco Angeli, Milano, 1974


Nicola Cerutti
Articolo tratto dalla tesi La memoria autobiografica ed il racconto di sé
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