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I numeri sono un'opinione?

Autore
Emanuele Dequarti - Università degli Studi di Pavia - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 152 pagine
  • Abstract
    Le manifestazioni costituiscono quindi un momento rilevante di aggregazione ed un diritto di libertà riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, che si occupa della questione nel Titolo I, all’articolo 17: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”.1 Occorre quindi distinguere tra riunioni e assembramenti, i quali sono invece l’incontro casuale e non organizzato di persone, attratte in un medesimo luogo da una circostanza improvvisa. Questo può spiegare la presenza o meno delle forze dell’ordine e delle relative stime negli eventi in seguito analizzati.

    In ogni caso sarebbe interessante poter stimare numericamente e con precisione la partecipazione ai vari eventi, al fine di valutare quante persone realmente chiedano che determinate richieste vengano soddisfatte,
    o semplicemente si dimostrino vicine a partiti, movimenti, sindacati e così via. Le parti più coinvolte in primis in questa stima numerica sono sia i promotori dell’evento, per i quali è lecito pensare che ci sia un certo interesse nel sottolineare l’eventuale successo della mobilitazione in questione, sia le forze dell’ordine chiamate ad assicurarsi che tutto si svolga senza incidenti. Una terza “voce” è costituita da coloro che si occupano dell’informazione, quindi i giornalisti, ai quali spetta l’arduo compito di dare una propria valutazione degli eventi.

    Questa ricerca vuole confrontare sia le diverse “voci” che riferiscono delle manifestazioni, quindi i promotori, i quotidiani e le forze dell’ordine, sia i quotidiani stessi, al fine di capire come un evento possa essere interpretato da diverse testate giornalistiche. I quotidiani consultati in merito a ciascun evento sono “il Manifesto”, “la Repubblica”, il “Corriere della Sera” ed “il Giornale”; nelle pagine di ciascuna testata si cercheranno, ove possibile, i dati delle tre categorie “Organizzatori”, “Questura” e “Titolo-contenuti”. Questa ultima sezione riporta l’interpretazione del quotidiano, che non precisando la fonte della propria stima, fornisce una propria versione: in caso contrario si leggono diciture quali “secondo gli organizzatori” o “secondo la questura”. Gli eventi coprono un arco di circa dieci anni, partendo dal periodo del primo Governo Berlusconi, fino a quello attuale: è importante la distinzione temporale tra un esecutivo e l’altro, in quanto le dinamiche che possono portare a differenti valutazioni numeriche degli eventi risentono sicuramente di questo fattore.

    Ogni manifestazione viene perciò presentata contestualmente al periodo al quale appartiene: sono riportate note di colore riguardanti gli slogan, i simboli mostrati, le reazioni dei politici, i sentimenti della gente, gli eventuali episodi di violenza, con l’intento di carpire per quanto necessario la reale portata dell’evento. Alcuni cortei vedono la partecipazione di milioni di persone, altri di poche decine, ma in entrambi i casi di frequente occupano le prime pagine dei quotidiani: segno che l’evento è di chiaro interesse, almeno nell’immediato. Un titolo di un certo tipo, piuttosto che di un altro, potrebbe quindi influenzare milioni di lettori sulla reale importanza di un avvenimento: questo fatto certamente non sfugge a chiunque cerchi il consenso tra i cittadini, o sia interessato a sostenere una certa causa.

    Il rischio è che ci possa essere un tipo d’informazione ad usum delphini, con adattamenti dei dati: più volte a tal proposito i quotidiani parlano di “guerra di cifre”, sottolineando come sia difficile avere a disposizione giudizi oggettivi e super partes.
    Il capitolo conclusivo analizza le differenze fra i dati, sia confrontando le tre voci prese in considerazione sia le tendenze politiche dei quotidiani: si tratta dell’ipotesi “Voce” e dell’ipotesi “Colore”.
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