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Analisi dei fabbisogni formativi. Una ricerca empirica nelle metodologie adottate da alcune realtà nel territorio ligure

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Monica Fiorentino - Università degli studi di Genova - [2002-03]
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  • Tesi completa: 199 pagine
  • Abstract
    La presente tesi ha l’obiettivo di comprendere la metodologia adottata da Enti di formazione ed Aziende nella conduzione dell’indagine dei fabbisogni formativi.
    Il presupposto di partenza è dato dall’evidenza di un aumento della domanda di formazione sul mercato del lavoro dovuto ad una crescente consapevolezza dell’importanza dell’investimento in sviluppo di Capitale Umano. Strettamente collegato a questo fattore, si evidenzia la necessità di un’indagine preliminare alla programmazione dei corsi veri e propri, ovvero alla realizzazione di un’accurata “indagine dei fabbisogni formativi” in modo da tarare correttamente gli interventi formativi.
    In questo contesto, particolare attenzione è rivolta ai tre soggetti interagenti che l’indagine deve tenere in considerazione: il sistema impresa (che segue i processi di globalizzazione); il singolo individuo (che deve adeguarsi alle nuove tendenze di mercato abbandonando l’idea del posto fisso); i nuovi orientamenti di mercato (che, ovviamente, condizionano i precedenti).

    Per la ricerca sperimentale è stato utilizzato lo strumento dell’intervista. Gli interlocutori sono stati individuati indagando due categorie ritenute competenti in materia di formazione e di analisi dei fabbisogni formativi: Enti di Formazione e Aziende.
    La traccia dell’intervista (differenziata solo nelle sezioni più caratterizzanti) è stata strutturata in relazione a tre obiettivi:

    1) comprendere l’interazione Enti/Aziende nell’analisi dei fabbisogni formativi;
    2) comprendere le metodologie adottate per la realizzazione dell’analisi (possibilmente attraverso l’esplicazione di un caso emblematico);
    3) individuare le problematiche aperte.

    Per quanto riguarda i risultati delle interviste agli Enti di formazione uno dei dati rilevanti emersi, riguarda il fatto che vi sia una difficoltà consistente a condurre un’analisi vera e propria pertanto viene realizzato un piano/studio di fattibilità articolato in due dimensioni complementari: individualizzato (mirato alle esigenze aziendali) e del territorio (analizzando le possibilità di mercato e la concorrenza).
    I problemi emersi sono riassumibili in due tipologie:
    - organizzativi: in riferimento alla realizzazione dell’analisi dei fabbisogni formativi causata spesso dal consistente impegno economico necessario e alle modalità di realizzazione e organizzazione dei corsi di formazione veri e propri;
    - di rapporto/integrazione con la committenza: in relazione alla considerazione che il committente ha del ruolo del formatore (se di “riproduttore” delle idee aziendali o di “formatore” vero e proprio) e alla valenza attribuita alla formazione, secondo una logica dinamica o statica.

    Per quanto riguarda, invece, i risultati emersi dalle interviste alle Aziende, il dato più rilevante riguarda la metodologia impiegata nell’indagine dei fabbisogni formativi. Gli interlocutori hanno, infatti, concordato sull’importanza di definire la mappatura delle competenze (skill) in relazione a tre fattori: conoscenza (sapere), abilità (saper fare) e comportamento (saper essere).
    I problemi si sono evidenziati in relazione a due classi di necessità:
    - di raggiungere un equilibrio tra i bisogni aziendali e individuali che, spesso non coincidendo, generano conflitto;
    - di individuare un metodo per valutare l’esito e l’efficacia dell’intervento formativo, ovvero stabilire dei parametri di miglioramento (ex-ante/ex-post).

    In conclusione sono emersi problemi di carattere comune:
    - Economico (relativo alla difficoltà di reperire fondi da destinare alla formazione);
    - Logistico (in riferimento alla realizzazione e alla partecipazione ai corsi di formazione da parte dei dipendenti, soprattutto, di piccole e medie imprese);
    - Di fiducia (i consulenti e i formatori vengono considerati come intrusi che potrebbero «…diffondere informazioni riservate…»);
    - Dei finanziamento (difficoltà burocratiche per l’ottenimento dei finanziamenti dell’ Unione Europea).

    Un’ulteriore differenza consiste nella valutazione dei risultati della formazione. Mentre gli enti valutano “positivo o negativo” l’esito del corso in relazione al grado di occupabilità dei partecipanti, le aziende considerano l’incremento della produttività.
    Secondo gli intervistati, queste differenze sono dovute a difficoltà sul piano comunicativo e alla mancanza di un’educazione alla formazione che dovrebbe portare ad un’omogeneizzazione e ad una re-interpretazione del concetto di formazione partendo dalla considerazione della politica formativa come processo pro-attivo.

    Infine, appare rilevante sottolineare come i referenti abbiano concordato sulla necessità di considerare la formazione come processo dinamico, come sistema in progress, come “un sistema sempre perfettibile”.
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