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L'individualismo metodologico e Raymond Boudon. Con intervista a A.M. Petroni

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Leone Venticinque - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [1998-99]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 210 pagine
  • Abstract
    La definizione a prima vista elementare di un metodo per lo studio dei fenomeni sociali che predilige gli individui concretamente coinvolti, piuttosto che categorie sovraindividuali od astratte, apre in realtà un campo problematico vastissimo.
    La natura interdisciplinare del lungo dibattito incentrato sull’individualismo metodologico (d'ora in poi IM) ha richiesto nel corso dell'indagine numerosi collegamenti tra ambiti disciplinari i quali, sebbene collocati dentro i confini delle scienze sociali, investono settori dotati di ampia autonomia. Così la riflessione strettamente sociologica cede il passo ove necessario alla storiografia, alla teoria economica, alla filosofia della scienza ed alle implicazioni ideologiche e politiche delle diverse idee di uomo e società, individuabili nelle diverse scuole di pensiero.
    Da quanto detto fin qui, si evince come una pretesa di esaustività – ma anche di rigorosa sistematicità – appaia un obiettivo del tutto velleitario. Il presente lavoro potrebbe a nostro avviso essere valutato nei termini di un approfondimento critico della materia, guidato nel suo svolgersi dai collegamenti concettuali emersi durante l'indagine, piuttosto che da “ringhiere di protezione” preliminarmente stabilite.
    Nonostante quanto testé premesso, il procedimento seguito non è pervaso di arbitrarietà. Tanto l'ampio periodo storico considerato (dal ‘700 europeo all'epoca attuale), quanto le numerose “sortite” nei campi dell’economia e della storiografia, trovano ogni volta la propria ragion d'essere in richiami alle ricostruzioni effettuate dagli autori – come Boudon – cui si deve in tempi recenti la riorganizzazione dell’IM a partire dai contributi dell’Illuminismo liberale anglosassone, di Max Weber e Georg Simmel, dello storicismo tedesco, della Scuola austriaca, per citare solo gli affluenti maggiori. Anche l'intervista al Prof. Angelo Maria Petroni - in appendice alla tesi - torna sul tema della tesi con ampie digressioni che lo arricchiscono notevolmente di variabili.

    Il quadro complessivo – e conclusivo – appare contrassegnato da una duplice valenza: se da un lato la storia delle correnti teoriche e dei contrasti tra le diverse Scuole di pensiero mostra distanze e divisioni che non permettono di attribuire una piattaforma rassicurante ed aproblematica al presente ed al futuro della sociologia, da un altro lato tale indebolimento sul piano epistemologico e metodologico non appare superabile semplicemente attraverso una sua ''dimenticanza volontaria'' o una ''omissione per scelta''. Al contrario, e seguendo il procedimento logico originariamente elaborato da Karl Mannheim riguardo all’ideale raggiungimento di una obiettività affrancata da ogni condizionamento per tutti gli uomini, ci sembra che la strada migliore verso una obiettività e scientificità durevoli della sociologia debba, con fatica e senza illusorie scorciatoie, attraversare la fitta foresta dei contrasti e delle contrapposizioni anche aspre che si sono prodotte al suo interno.
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