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La devianza minorile. L'istituto di osservazione maschile per i minorenni di Firenze negli anni 1955-77

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Simonetta Pieralli - Università degli Studi di Firenze - [1994-95]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 218 pagine
  • Abstract
    L'adolescenza rappresenta una fase della vita molto difficile da vivere e da comprendere, per le molteplici contraddizioni che la caratterizzano. La devianza giovanile, in particolare, costituisce quella faccia del fenomeno in cui i contrasti si fanno più dirompenti. Come persona e come assistente sociale, che si occupa degli adolescenti che entrano in contatto con il sistema penale, ho avvertito l'esigenza di acquisire ulteriori strumenti di comprensione, ho attinto, pertanto, a studi sociologici, psicologici e giuridici, che il più delle volte portano avanti ipotesi fra loro contrastanti. Ho creduto importante, a questo punto, focalizzare l'attenzione sui protagonisti di questo complesso fenomeno: gli adolescenti e gli operatori delle strutture penali minorili. Per vedere, al di là degli studi teorici, chi sono, come vivono, quali sono le loro difficoltà, le loro speranze. come cambia la loro vita dopo il contatto con il circuito penale. Avrei potuto esaminare il rapporto tra adolescenti e strutture penali al momento attuale, ma mi sentivo troppo coinvolta ed influenzabile da quella che è la prassi operativa. Ho deciso, allora, di rivolgermi al passato, ad un passato abbastanza recente, che in quanto passato può essere affrontato con maggior distacco, ma non essendo troppo lontano nel tempo conserva ancora elementi di contatto con la realtà attuale. La scelta di questo ambito temporale è stata determinata dal tipo di istituzione penale che ho esaminato, cioè l'Istituto di Osservazione, creato dalla Legge n° 1404 del 1934 successivamente modificata dalla Legge n° 888 del 1956 e abrogato dal DPR n° 616 del 1977, istituto che a Firenze fu attivo dal 1955 al 1977.
    La decisione di studiare questa struttura penale è stata determinata dalla specificità delle funzioni che le erano state attribuite cioè quelle di indagare il comportamento «dei minori degli anni 18 abbandonati, fermati per motivi di sicurezza, in stato di detenzione preventiva o, comunque, in attesa di un provvedimento dell'autorità giudiziaria.» al fine di assicurare loro un trattamento idoneo per un adeguato reinserimento sociale. Tali funzioni, prettamente diagnostiche, presupponevano l'esistenza di un ricco materiale conoscitivo sulla realtà dei ragazzi che vi erano inseriti, depositato in voluminosi fascicoli personali. Questo ha permesso di disporre di molte informazioni che attraverso un'elaborazione statistica hanno reso possibile la descrizione dei minori inseriti nella struttura e del loro rapporto con l'istituzione penale. I compiti attribuiti dalla legge all'IO, mettono in luce i contrasti che hanno caratterizzato, fin dalla sua origine, il sistema penale minorile, ad esempio la compenetrazione fra funzione di controllo e di aiuto, il reale effetto stigmatizzante di una struttura nata per contribuire al reinserimento.
    Lo scopo che mi sono prefissa, nel fare questo lavoro, è stato di dare un volto ai giovani che hanno vissuto l'esperienza dell'IOM, agli operatori che se ne sono occupati, tramite la ricostruzione delle loro storie, in modo da arricchire le ipotesi interpretative con volti, dati reali che ci facciano recuperare emozioni con cui stemperare quel distacco troppo spesso considerato elemento essenziale per studiare fenomeni sociali.
    Le strutture della Giustizia minorile sono nate per fronteggiare i problemi di devianza dei giovani, esaminando i fascicoli personali dei ragazzi, che sono passati dall'IOM di Firenze, è emerso chiaramente l'esiguità delle storie riconducibili a criminalità organizzata e ad una reale pericolosità sociale rispetto all'alto numero di giovani con difficoltà di socializzazione, o con vicende di povertà e con problemi familiari.
    Mi sono chiesta perciò che cosa realmente differenziasse i ragazzi che il Tribunale per i Minorenni decideva di inviare in una struttura penale, quale l'IOM, da quelli che invece inseriva in un collegio, in un qualsiasi istituto assistenziale. Questo interrogativo ne ha suscitato conseguentemente un altro e cioè se l'IOM, ed in genere le istituzioni penali previste per i minorenni, svolgano realmente, insieme con un ruolo di controllo, funzioni di recupero sociale.
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