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Identità digitale

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Luciana Ferretti - Università degli Studi di Pisa - [2000-01]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 149 pagine
  • Abstract
    Lo studio del concetto di identità non può sottovalutare la considerazione di molteplici aspetti ad esso legati. Ciò è dovuto principalmente alla complessità del concetto stesso che, non essendo esclusivamente oggetto dell’indagine psicosociale, da una parte testimonia la sua ricchezza scientifica e, dall’altra, deve suggerire a chi lo affronta di non indurre in tentazioni riduzionistiche.
    Il termine identità può essere ricondotto ad un insieme di elementi che caratterizzano l’individuo e, quantunque sia comune l’idea che ogni essere umano possiede una propria identità distinta da quella degli altri, è incerta l’opinione della stabilità temporale e qualitativa dell’identità di un medesimo individuo.
    Proprio da quest’ultimo aspetto emerge la finalità del presente lavoro: indagare sulle modificazioni più o meno evidenti, a seconda della prospettiva teorica considerata, dei concetti di identità e di sè in relazione ad un determinato settore psicosociale, quello relativo all’interazione attraverso il computer.
    Nel prendere in considerazione tale argomento si è tratto spunto principalmente dall’opera di due Autori: il Mantovani, docente di Psicologia degli Atteggiamenti nell’Università di Padova, e la Turkle docente di Sociologia della Scienza al Massachusserrs Institute of Technology; per ciò si è ritenuto necessario suddividere l’analisi in due parti distinte.
    Per quanto concerne la prima parte, sono state messe in evidenza le principali teorizzazioni riguardanti il Self ed il suo significativo rapporto con il contesto sociale in cui è inserito. Successivamente si è privilegiato il paradigma dell’azione situata, che prende le distanze dall’impostazione cognivista classica.
    Tale paradigma permette l’interpretazione dello sviluppo dell’identità in quei peculiari ambienti nei quali la comunicazione per mezzo del computer assurge a stimolo per la ricerca psicosociale.
    Nella seconda parte si sottolinea l’importanza del calcolatore quale mezzo che consente lo studio dell’ “estetica postmoderna”; quest’ultima pone in primo piano un’elaborazione del sè come insieme frammentato e multiplo di attitudini, preferenze di consumo e stili di vita, che risultano compresenti nel medesimo individuo. L’itinerario teorico utilizzato per la comprensione di tale fenomeno fa riferimento alla teoria psicoanalitica, specie nelle sue accezioni della teoria delle relazioni oggettuali e della psicoanalisi post-moderna francese.
    Ne emerge un quadro che pone in primo piano dell’identità che deve il suo sviluppo alla condivisione di valori comuni forniti dall’ambiente socio-culturale
    In particolare, gli ambienti virtuali sociali - i MUD - e l’interazione che ne scaturisce sortiscono sugli individui effetti che, a seconda dell’impostazione teorica assunta, portano a conclusioni in parte differenti seppur alla pari interessanti.
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