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Il commercio equo e solidale: indagine sugli acquirenti delle ''Botteghe del Mondo'' di Bari e provincia

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Rosangelo Giampaolo - Università degli Studi di Bari - [2002-03]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 251 pagine
  • Abstract
    L’attuale modello economico tende a schiacciare la personalità umana su di un’unica dimensione, quella dell’utilità. In un mondo così complesso come quello attuale, tale modello antropologico non riesce a spiegare molti fenomeni reali, quali la crescita del settore non-profit, del commercio equo-solidale, del movimento cooperativo e del volontariato, e non riesce a rispondere pienamente ai bisogni sociali.
    Molti studiosi si sono accorti della fragilità del pilastro su cui è costruita la scienza economica.
    Dovremmo volere una società nella quale i valori economici hanno smesso di essere centrali (o unici), nella quale l’economia è rimessa al proprio posto come semplice mezzo della vita umana e non come meta ultima e nella quale si rinuncia, quindi, a questa folle corsa al consumo sempre in aumento.
    Dunque, lo sviluppo non può essere ristretto ai soli aspetti economici, ma deve includere la dimensione sociale e ambientale. Questo è quello che chiamiamo “sviluppo sostenibile”.
    Possiamo definire l’insieme delle attività che partecipano a un progetto di democratizzazione dell’economia come “economia solidale”.
    E’ quindi sulla libertà e l’eguaglianza delle persone che è possibile creare condizioni di aiuto solidale.
    Non è possibile cambiare la globalizzazione solo con l’economia solidale, ma un’economia solidale inserita in un cambiamento promosso da movimenti associativi e politici può realizzare questo cambiamento.
    La possibilità che il commercio sia vantaggioso per tutti, produttori e consumatori, dipende solo dal modo in cui i prodotti vengono realizzati e poi venduti.
    I beni di consumo sono troppo a buon mercato per assicurare una vita decente ai produttori del Sud e quindi alle popolazioni più povere del mondo.
    Di fronte alla vastità dei problemi globali e al senso di impotenza e rassegnazione individuale il Commercio Equo e Solidale o Fair Trade, offre ai consumatori, alla società, ai cittadini e ai politici un’opportunità semplice e concreta d’azione per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei produttori del Sud del Mondo.
    Si tratta di un approccio alternativo al commercio “globale”, frutto di un’idea coraggiosa e della volontà di trovare una soluzione efficace al problema degli squilibri economici esistenti.
    Quindi avendo preso atto di questi squilibri, alcune organizzazioni non governative, in partenariato con gruppi di produttori, hanno promosso un approccio alternativo al commercio internazionale convenzionale, denominato “commercio equo” e definito come “partenariato commerciale basato sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che mira ad una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni commerciali a produttori svantaggiati e lavoratori, particolarmente nel Sud, garantendone i diritti.
    Le organizzazioni del Commercio Equo, con il sostegno dei consumatori, sono attivamente impegnate a supporto dei produttori, in azioni di sensibilizzazione e in campagne per cambiare regole e pratiche del commercio internazionale convenzionale” (definizione “FINE”, il coordinamento informale delle reti di Commercio Equo).
    Acquistando un prodotto del Commercio Equo, vendendo e promuovendo linee di prodotti del Commercio Equo, i consumatori e le aziende possono ricoprire un ruolo significativo nel miglioramento dell’equilibrio della ricchezza e del potere del mondo con un semplice gesto quotidiano.
    Un essenziale anello della catena commerciale equa è appunto costituito dalle Botteghe del Mondo, cioè i punti vendita del commercio equo, e dai consumatori che attraverso esse entrano in contatto con il fair trade.

    Dopo un'ampia, circostanziata e soprattutto aggiornata disamina di tutti gli aspetti riguardanti il Fair Trade e dopo le ipotesi riguardanti i futuri scenari, nella parte finale del lavoro si è studiato, attraverso un'indagine, l’acquirente-tipo del Commercio Equo e Solidale di Bari e provincia considerando inizialmente le sue peculiarità anagrafiche e sociali.
    Partendo da questi presupposti si è passati ad esaminare l’approccio che il cliente ha avuto con il Fair Trade. Successivamente si sono raccolte le sue abitudini e preferenze d’acquisto.
    Altro aspetto importante dell’indagine è stato quello riguardante la valutazione della qualità che gli acquirenti hanno attribuito ai prodotti acquistati nelle Botteghe del Mondo. Vendere un prodotto con delle eccellenti caratteristiche è essenziale per l’esistenza stessa del Commercio Equo e Solidale; inoltre è indispensabile per uscire dalla logica del “gesto di solidarietà” o dell’ “elemosina” per giungere invece ad un nuovo modo di comperare e di consumare nel rispetto della persona, del suo lavoro e dell’ambiente, nella coscienza di acquistare con il giusto prezzo offrendo ai produttori del Sud del mondo una reale possibilità di sostentamento legata alla propria attività produttiva.
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