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Il lavoro sociale di strada tra devianze e forme di controllo: il ruolo dell'educatore

Autore
Daniela Masucci - Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona - [2002-03]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 258 pagine
  • Abstract
    Il termine devianza è stato introdotto nel dibattito sociologico negli anni '50 ed è subito entrato a far parte dei concetti e delle parole della cultura sociale quotidiana. Negli ultimi anni, la valutazione delle diverse teorie sociologiche rispetto alla società contemporanea, ha portato alcuni autori ad affermare che la devianza sia un concetto in dissolvenza, una categoria che si è andata sempre più dilatando nell'uso e nel significato, rendendosi sempre più evanescente, a tale dissolvenza sembra invece aver fatto seguito l'uso della categoria del disagio, per rispondere all'esigenza di un approccio più morbido, meno stigmatizzante. Partendo da queste premesse, nel mio lavoro si è inteso il disagio come un vissuto e la devianza come un comportamento manifesto. Tale comportamento naturalmente, non resta privo di conseguenze, di solito produce una reazione dalla forma diversificata che testimonia il bisogno di controllo sociale che qualsiasi organizzazione sociale in ogni tempo ed in ogni luogo deve manifestare se vuole esistere. In questo panorama si sono sviluppate delle "pratiche di vicinanza" rispetto ai bisogni dei più emarginati, tra cui le attività del lavoro di strada, il cui approccio di fondo nasce dalla consapevolezza che occorre tornare a sostare nei luoghi e frequentare quegli spazi dove vivono le persone e dove si genera il disagio. Per comprendere meglio questa nuova pratica sociale ho preso in esame 5 progetti di lavoro di strada delle città di Milano, Torino, Napoli, Roma e Cremona. Alla luce delle analisi effettuate sulle varie esperienze italiane, appare evidente che vi siano ancora molti interrogativi aperti circa tre ordini di considerazioni: la prima di carattere epistemologico circa la natura educativa del lavoro di strada; la seconda di natura istituzionale circa il buon utilizzo del denaro pubblico; la terza di carattere strettamente politico riguardo alla natura ambigua degli obiettivi del committente, in tensione tra promozione, prevenzione e controllo sociale.
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