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Nella 'idea' del gioco linguistico e del paradigma: Wittgenstein-Kuhn

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Stefano Cipriani - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2001-02]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 183 pagine
  • Abstract
    L’obiettivo che, nelle mie possibilità, mi sono proposto di conseguire nella stesura di questa tesi di laurea è finalizzato al raggiungimento di una valorizzazione costruttiva dell’analogia gioco linguistico – paradigma, ad una valorizzazione che non sia in primo luogo e, soprattutto, limitativa al significato intrinseco di questi due stessi termini. Per accedere, legittimamente, ad una correlabilità fra i due concetti che vada oltre e non solo l’aspetto denotativo, ho ritenuto doveroso, e necessario, ricostruire in entrambi i filosofi le modalità genealogiche con cui quest’ultimi hanno maturato quelle date condizioni concettuali ed euristiche necessarie alla strutturazione dei due concetti in uso.
    Nell’ambito dell’epistemologia kuhniana, e con il capitolo sulla genesi epistemologica di Kuhn, ho cercato, analizzando prima la rivoluzione copernicana e poi successivamente altri saggi, fino a raggiungere La struttura delle rivoluzioni scientifiche, di ricostruire le fasi di sviluppo concettuali, filosofiche e soprattutto epistemologiche di Kuhn, e di come i vari concetti (scienza normale, para- digma, incommensurabilità, etc.), che ontologicamente ‘sostengono’ la SSR, siano concresciuti ed abbiano preso forma nella processualità cognitiva del filosofo americano. Anche L. Wittgenstein non è che formuli o concepisca il gioco linguistico, la forma di vita, l’impossibilità del linguaggio privato, etc., semplicemente e nell’ambito delle Ricerche fiolosofiche ma, in realtà, gran parte degli assunti che lui stesso sintetizza nei suoi ultimi saggi, derivano da una serie di pensieri, di riflessioni e di ‘riorientamenti’ che il filosofo austriaco elabora già in nuce nel periodo giovanile dell’atomismo logico, ossia nel periodo del Tractatus logico-philophicus. Ed è in forza di questa processualità euristico-cognitiva che entrambe i filosofi concettualmente e materialmente presentano, a legittimare, credo, un’azione comparativa che diacronizzi sia il gioco linguistico e sia il paradigma; e quest’azione ‘diacronizzante’ viene, e per l’appunto, da me intrapresa nel capitolo centrale di questa stessa discussione, nel capitolo dal titolo: “Il gioco linguistico si determina nelle rivoluzioni scientifiche. Appare l’idea". Quest’ultimo capitolo, strutturato in 12 paragrafi, ripercorre sulla falsariga de La struttura delle rivoluzioni scientifiche gli assunti che, a mio parere, rendono possibile congetture, radicare e sussumere gran parte delle nozioni filosofiche ed epistemologiche validanti le ‘posizioni’ kuhniane e wittgensteiniane; tali posizioni riecheggiano fondamentalmente nell’ambito storiografico di Kuhn e nella ‘rappresentazione perspicua’ di Wittgenstein, nella scienza normale, nei rompicapo, nei paradigmi kuhniani e nelle regole wittgensteiniane, nelle ‘rassomiglianze di famiglia’, nel ‘vedere’ o nel ‘vedere come’, nella persuasione legittimante l’ontologia delle rivoluzioni scientifiche, nell’incommensurabilità kuhniana e wittgensteiniana, nell’autorità dei manuali che ‘mostrano’ e non ‘dicono’ le rivoluzioni ed in un progresso nella scienza che è possibile solo nell’ impossibilità di un linguaggio privato.
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