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Incredibile ma.... narrazione con materiale biografico di storie ''particolari'' di vita quotidiana

Autore
Laura De Giuseppe - Università degli Studi di Verona - [2001-02]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 102 pagine
  • Abstract
    Il lavoro è partito dall’interesse per la narrazione: pratica diffusa nel tessuto anonimo della vita di ogni giorno che ha favorito lo sviluppo degli studi sulle storie di vita.
    Le storie biografiche hanno un testo scritto o parlato, ma la loro comprensione non può prescindere dal contesto nel quale si svolgono. Testo e contesto rimandano a processi mentali e sociali che costituiscono oggetto di indagine da parte di varie discipline.
    Dal desiderio quindi di fare ricerca utilizzando materiale biografico la necessità di conoscere i meccanismi della narrazione (primo capitolo).
    Essa è un particolare modo di organizzare il pensiero diverso da quello logico-matematico, poichè la mente è predisposta per istinto a tradurre l’esperienza in narrazione.
    La narrazione inoltre stimolando l’osservazione e l’auto-consapevolezza invoglia ad una scienza di sè. Il percorso autobiografico diventa quindi presa di coscienza di quegli aspetti che si tende a negare o ad inibire e, oltre mostrarsi come strumento educativo, mostra il suo potere curativo.
    La narrazione è inoltre desiderio in quanto ognuno di noi si sa narrabile e desiderare il racconto sotto forma di storia conferisce identità: conoscere la propria storia sentendola raccontare da un altro corrisponde al desiderio che si cela nella domanda “e, dunque chi sono?
    Infine l’esperienza del raccontare intesa non come attività meccanica riferita all’atto del raccontare, ma coincidente con il raccontarsi agendo sul proprio vissuto. Conseguentemente raccontarsi diviene modalità che favorisce la propria crescita
    Tuttavia l’approccio biografico, sia nel suo sviluppo sia nella specificità del metodo (capitolo due) pone il problema dell’interazione tra intervistato e intervistatore. Ecco così che il racconto biografico si trasforma da resoconto di cronaca in azione sociale.
    La produzione di materiale biografico presuppone una modalità di scambio dialogico tra ricercatore e soggetto che ha vissuto l’esperienza, definita intervista narrativa.
    Questo tipo di intervista punta sia alla raccolta di informazioni sia alla ricerca di un significato. Mantenendo, infatti, la presentazione della vicenda autobiografica nelle parole del narratore, l’intervistatore lo aiuta a identificare e a trasmettere il significato della sua esistenza attraverso il racconto del suo percorso di vita. Sia l’intervistato che l’intervistatore sono coinvolti quindi in una ricerca di significato che trasforma l’intervista in un processo attivo e collaborativo.
    Come già premesso la narrazione si inserisce nel tessuto della vita quotidiana.
    Conseguentemente si impone una riflessione sul significato di quotidiano (capitolo tre).
    Il termine è da riferirsi all’insieme delle attività che svolgiamo ogni giorno, in gran parte attività di routine, di banalità che svolgiamo senza pensarci. Dare per scontate le situazioni più ricorrenti corrisponde a interpretarle facendo ricorso al senso comune.
    Il senso comune è un insieme di regole, abitudini, conoscenze che formano il substrato della nostra esistenza. Tuttavia il sapere di senso comune non è tutto il sapere che gli uomini mettono in gioco nel corso della loro vita, nemmeno nella dimensione quotidiana più ripetitiva. Quello che si sa proviene in parte dalla cultura condivisa e in parte è relativo alla singolarità della nostra biografia.
    Nello scarto tra soggettività e ciò che appare ovvio si situa l’esperienza.
    Il sapere dell’esperienza non si esprime in formule ma in figure, in racconti e in indicazioni che sottendono la diffidenza nei confronti di ogni sapere consolidato.
    Certamente ogni racconto biografico è singolare e trascende la quotidianità, ma vi sono dei racconti che non mirano a costruire l’impressione di padroneggiare la realtà senza sforzo.
    Se anche la narrazione comporta una sequenza di eventi ed è dalla sequenza che dipende il significato, vi sono tuttavia racconti che inizialmente sembrano solo intriganti ma che alla fine risolvono in maniera imprevedibile, rimandando a qualcosa che non può essere dato per scontato.
    E’ alla scoperta di tali racconti che ho dedicato la mia ricerca (capitoli quarto e quinto). Gli eventi cercati non sono da riferirsi ad accadimenti sconvolgenti come lutti o gravi malattie ma fatti semplici che pur non rientrando in un genere mystery restano inspiegabili.
    La narrazione e la scrittura dell’evento hanno permesso grazie all’interazione in atto una sorta di funzione “terapeutica”.
    Se da un lato il vissuto, mediato culturalmente, piega il racconto alla logica della quotidianità tentando di ridurre la storia ad “un solo punto di vista”; dall’altro proprio attraverso il racconto si mostra come oggetto di scoperta, contribuendo così all’elaborazione dell’esperienza.
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