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Da squadra a gruppo di lavoro. Indagine psicosociale sulla gestione del team sportivo

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Michele Fumagalli - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - [1998-99]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 147 pagine
  • Abstract
    Obiettivo principale di questo lavoro è quello d’indagare e cercare di comprendere l’attuale considerazione della psicologia all’interno degli sport professionistici di squadra.
    L’ipotesi sottostante all’ideazione della presente tesi era quella che in questo mondo ci fosse necessità di maggiori conoscenze provenienti dal campo delle scienze psicologiche e che esso fosse, in questo senso, ancora troppo scettico nel decidere di avvalersi di questo tipo di contributo.
    L’elaborato si presenta suddiviso in due parti: la prima, di tipo teorico, offre inizialmente un quadro della storia della psicologia dei gruppi, evidenziando come al suo interno sia possibile individuare la presenza di due percorsi di ricerca (Kaneklin, 1993). Uno identificabile col termine “filone della psicologia sociale sperimentale” (Lewin, Mayo, “Scuola dello Sviluppo Organizzativo (OD)”), e l’altro denominato “filone psicoanalitico” per l’appartenenza ad esso di autori noti quali Freud, Klein, Bion, Jaques e Anzieu.
    All’interno della prima parte viene proposta anche una panoramica sulla storia e sui settori di ricerca della psicologia dello sport (Antonelli, Salvini, 1976; Singer, Murphey, Tennant, 1993), evidenziando come quest’ultima abbia assunto negli anni caratteristiche differenti in Europa Occidentale e Nordamerica (Singer, 1989; Wiggins, 1984), rispetto a quanto accaduto nell’Europa dell’Est (Williams, Straub, 1986). Infine, nell’ultimo capitolo, vengono trattati alcuni aspetti della psicologia dei gruppi sportivi (Cei, 1998). Relativamente a quest’ultimo argomento, sono presentati temi di grande importanza come quelli della coesione di gruppo (Carron, Chelladurai, 1981; Carron, Widmeyer, Brawley, 1988), della strutturazione e dei processi che avvengono al suo interno e della leadership (Chelladurai, 1990; 1993).
    La seconda parte si occupa invece del lavoro sperimentale e di ricerca effettuato. Viene quindi presentato un questionario, appositamente ideato per l’indagine e successivamente sottoposto a dieci allenatori professionisti di squadre di calcio, basket e pallavolo. Obiettivo della ricerca era comprendere quale conoscenza, quali atteggiamenti e quali prospettive d’uso essi avessero relativamente ad alcune caratteristiche del lavoro di gruppo ritenute di sicura importanza (Muti, 1992; Quaglino, Casagrande, Castellano, 1992).
    Una volta presentati gli obiettivi e gli aspetti metodologici dell’indagine, vengono illustrati i dati ricavati dall’analisi del contenuto delle interviste, tentando poi di evincere cosa gli allenatori pensino sia importante e necessario fare per riuscire a gestire il gruppo e per ottimizzare il lavoro della squadra. Queste considerazioni sono poi state utilizzate per fornire indicazioni su alcune tematiche emerse e sulla gestione della squadra come gruppo di lavoro, senza però la presunzione e le caratteristiche di sistematicità per essere considerate un “vademecum” per l’allenatore professionista.
    L’ipotesi di lavoro sopra ricordata e che ha guidato l’ideazione della ricerca si è dimostrata essere fondamentalmente corretta. Infatti, l’influsso che la psicologia possiede nel mondo degli sport professionistici di squadra è ancora agli inizi e la conoscenza di temi psicologici posseduta dagli allenatori, che può comunque definirsi “buona”, anche se talvolta ispirata da una “psicologia ingenua”, necessita senz’altro di un ulteriore approfondimento.
    La gestione psicologica del gruppo è sicuramente ritenuta importante, ma è ancora nettamente posta in secondo piano rispetto alla considerazione di cui godono le competenze tecniche e tattiche d’atleti e allenatori. Nonostante valide attitudini e nozioni psicologiche, esiste una certa resistenza culturale nei confronti di queste e ciò, probabilmente, è più dovuto a fattori di tipo ambientale piuttosto che a “responsabilità” dirette degli allenatori.
    Dall’analisi delle interviste è emerso infatti che tematiche quali la formazione, l’idea di “grande gruppo” e di “gruppo/azienda”, l’uso di nuove tecnologie, la questione della responsabilità e della gestione dell’emotività sono fortemente sentite dagli intervistati. Esse testimoniano inoltre che è ormai indispensabile ampliare la visione sulle caratteristiche che la loro attività dovrebbe possedere, non rivolgendosi però ai soli allenatori, ma a tutto l’ambiente che, in questo senso, deve essere ulteriormente sensibilizzato.
    In conclusione, ciò che è auspicabile è che sport e psicologia possano in futuro affiancarsi molto più strettamente, affinché l’una e l’altra siano in grado di sostenersi e trarne beneficio vicendevolmente.
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