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Il giovane abita la musica. Nuove forme del protagonismo giovanile tra temporaneità e musica techno

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Gianluca D'amato - Università degli Studi di Bari - [1999-00]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 148 pagine
  • Abstract
    L’universo giovanile presenta una serie di fenomeni complessi, che non presentano una uniformità nel loro verificarsi. Tali fenomeni richiedono uno studio particolare, che non deve risolversi in una mera indagine statistica ossia in un complesso di operazioni rivolte alla numerazione e classificazione degli stessi fenomeni.
    Comunque, da alcune indagini sono emersi due fenomeni di particolare rilievo: da un lato la perdita di valori da parte della società moderna; dall’altro la ricerca da parte del giovane di valori “nuovi” che possano risvegliare le passioni.
    Il giovane, oggi, cerca di sfuggire all’anonimato cercando di stare il più possibile con i suoi simili, in quanto lo stare insieme fa capaci “di sentimenti e azioni di cui si è incapaci quando si è ridotti alle sole proprie forze”.
    Nasce allora quella che è stata chiamata ‘la cultura dello stare insieme’, la lotta contro l’anonimato, e la necessità di socializzare fuori dagli ambiti istituzionalizzati.
    Pertanto, in una società che non ha saputo dare valori di riferimento, quel sentimento di passione che si svolge senza scopi prefissati, si può ritrovare nei raduni che coinvolgono i giovani per eventi legati alla musica.
    Ciò è dovuto al fatto che il giovane non è un mero ascoltatore di musica, lui la musica la abita.
    Nasce, di conseguenza, l’esigenza di una nuova musica che non si sottometta ai capitali e che riesca a diventare un nuovo collante; una musica autentica che si può individuare nella techno. Da più parti questa musica è criticata, ma i ragionamenti che vengono proposti non possono che essere a loro volta criticati, in quanto cercano di spiegare con la logica ciò che è puro suono .
    La techno per essere vissuta appieno deve essere associata alle pratiche del ballo, in quanto la musica e la danza sono forti strumenti di comunicazione che vanno ad accendere lo spirito di gruppo.
    Allo stesso tempo, la techno e il ballo si dividono tra due zone quali la discoteca e il rave, dove emerge quello che è il contrasto tra il “il luogo e il non-luogo” .
    La discoteca appare per il giovane una realtà dove le regole vengono sovvertite, dove il giovane cerca di sfuggire all’indifferenza quotidiana, mettendo in risalto quello che Maffesoli chiama “comunicazione empatica”.
    Sicuramente le discoteche possono essere considerate imprese gestite con finalità di profitto, ma tali aspetti devono essere inquadrati nei problemi legati al terziario, per non ridurre la discoteca a fenomeno legato al consumismo e alla mercificazione del tempo libero.
    Nè è riprova il fatto che per evitare alcune forme di spettacolarizzazione individuabili nelle discoteche, alla fine degli anni ottanta è sorta l’esigenza di portare la techno fuori dagli ambiti “istituzionalizzati” del ballo, portando questo movimento all’interno di quei raduni denominati rave, al fine di fuggire soprattutto da coloro che nella discoteca ci lavorano poiché sfruttano tutti quelli che nella discoteca hanno ritrovato la nuova eterotopia.
    Si creano così movimenti alternativi alla techno, (di per sè già alternativa a quanto la musica ci ha proposto fin ora), in opposizione alla cultura data fin ora.
    Il rave porta il ballo in zone ortodosse appropriandosi di aree dimesse, restituendo loro vitalità; i raver occupano tali zone temporaneamente solo per il tempo necessario di organizzare il rave, spostandosi successivamente verso altre zone sviluppando il concetto di zona temporaneamente autonoma, compiendo degli “espropri” sulla base delle teorie di di Hakin Bey che definisce tali aree come T.A.Z., cioè come “zone temporaneamente autonome”. Nonostante il rave possa rappresentare una forma di rivincita del giovane nei confronti della società, vengono messi in atto i più svariati tentavi di scoraggiare la partecipazione del giovane al rave; in particolare si fa leva sul presunto spaccio che avviene in tali contesti, posizioni che vengono portate avanti soprattutto da coloro che temono che il giovane possa abbandonare i canali tradizionali del consumo, in quanto sono proprio i frequentatori dei rave a sottolineare che la droga non fa altro che uccidere quello che è lo spirito libero del rave e la conseguente voglia di far festa.
    Collegato al rave e alla techno è il fenomeno degli stati modificati di coscienza (SMC) che "si raggruppano in un certo numero di esperienze nel corso delle quali, il soggetto, ha l’impressione di un certo sregolamento abituale della sua coscienza e di vivere un altro rapporto con il mondo, con se stesso, con il suo corpo, con la sua identità".
    Nè sono determinanti le droghe in quanto una droga allucinogena, per esempio non può produrre uno SMC poiché i processi psicologici di stabilizzazione mantengono ferma la struttura dello stato di coscienza ordinario.
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