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Viaggio antropologico nella malattia terminale: il malato, la sua famiglia, la città

Autore
Paola Ruspi - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [1998-99]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 153 pagine
  • Abstract
    Nella seconda parte del Novecento abbiamo assistito a un fenomeno radicalmente nuovo: tanto presso gli utenti della medicina quanto presso i suoi rappresentanti ufficiali il ‘progetto salute’ ha avuto la tendenza a prendere il posto della vita. La società in questo senso ha trasferito ai medici il diritto esclusivo di stabilire che cosa è malattia, chi è o può diventare malato e quali sono le cure. Privato di ogni possibilità di vivere la malattia come esperienza, il malato resta in balia del medico e dell’organizzazione ospedaliera, in uno stato di dipendenza totale che sarà essa stessa fonte di malattia. Ripercorrere le tappe di questo processo consente di cogliere i momenti e la qualità delle scelte attuate dalla medicina. Ovviamente, non si vogliono cancellare i successi della scienza medica, bensì relativizzarli in rapporto al paziente come persona e capire il significato della loro esaltazione come unico fattore determinante. Un simile esame porta a comprendere ciò che si è perso nel processo di espropriazione attuato dalla medicina, e ciò che potrebbe essere riconquistato dalla riappropriazione da parte dell’individuo, di sé, del proprio corpo e della stessa esperienza di malattia. Si ha la possibilità, inoltre, di scoprire il significato morale della ‘vicenda malattia’, il ruolo cioè che questa svolge nella vita dell’uomo, le provocazioni e le sfide che essa pone alla spontanea attesa di salute. Il lavoro che è stato svolto in questa tesi si propone di considerare la gestione della malattia, in particolar modo di quella terminale, nel contesto socioculturale della realtà urbana occidentale. Anche se una ricerca definita in tal senso può apparire paradossale, dato che la malattia, la salute e la morte si costituiscono in base al loro carattere ‘fisico’ e ‘naturale’, attraverso un’analisi più approfondita si è voluto dimostrare il carattere sociale della malattia, soprattutto nell’analisi delle sue conseguenze. In una visione del mondo legata all’economia, come può essere quella occidentale, nella quale l’uomo si definisce ‘produttore’, il malato sarà considerato come deviante perché improduttivo. Tutti i meccanismi afferenti ai ruoli di malato e di medico avranno come scopo quello di ridurre questa distanza e reintegrare il paziente nella ‘normalità’. Questa tesi, cerca di illustrare che il linguaggio attraverso il quale si esprimono la salute e la malattia, non è solo un linguaggio del corpo, ma è anche espressione del rapporto dell’individuo con la società.
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