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La comunicazione interpersonale sulle chat

Autore
Raffaella Diddi - Università degli Studi di Urbino - [2000-01]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 225 pagine
  • Abstract
    Il mondo è in continuo cambiamento. Secondo Luhmann, fino ad oggi la società ha subito diverse differenziazioni: differenziazione in sistemi parziali simili; differenziazione centro/periferia; differenziazione gerarchica di strati; differenziazione funzionale. I sistemi in cui è differenziata la nostra società hanno come operazione fondamentale la comunicazione. A partire da questa premessa ho analizzato i sistemi sociali dal più semplice, l’interazione faccia-a-faccia, a quelli che richiedono maggiore riduzione della complessità e rendono la comunicazione un evento sempre più improbabile. Sempre a partire dalla prospettiva luhmanniana, ho analizzato i mezzi di comunicazione di massa ed il loro rapporto con i sistemi psichici. Fra questi mi sono dedicata con maggiore attenzione alla nascita e diffusione di Internet e delle chat, non solo da un punto di vista tecnico, ma soprattutto sociale. Cos’è cambiato nel modo di comunicare nella società moderna? Come si conciliano questa nuova forma di comunicazione con l’interazione faccia-a-faccia?
    Per la mia ricerca mi sono servita della chat C6 che ho scaricato dal sito www.atlantide.it. Mi sono registrata alla chat compilando il profilo e scegliendo il mio nickname. Con la mia identità mi sono collegata in Rete tutte le sere per 30 giorni aspettando di essere contattata. La chat di C6 consente sia di tenere conversazioni in stanze con molti utenti sia in stanze separate. Io ho scelto la seconda possibilità. Ogni conversazione che ho registrato ha avuto una durata compresa fra i 60 ed i 120 minuti. Per la particolarità dello studio non mi è stato possibile né fissare a priori un tempo limite per ogni chat né un target preciso dei miei interlocutori.
    La comunicazione nelle chat, innanzitutto, manca di una vera e propria comunicazione non verbale, ma questa carenza viene sopperita in parte attraverso l’uso degli smilyes, delle abbreviazioni e di elementi paralinguistici che rendono la scrittura simile all’oralità. Ma in chat vengono anche stravolti gli usuali concetti di spazio e tempo: si va oltre il senso del luogo e il tempo diventa anche spazio simbolico dove incontrarsi. Coloro che frequentano le chat lo fanno per i più disparati motivi: solitudine, handicap fisici, incontri di sesso; anche se è difficile, con l’andare del tempo, definire delle categorie precise. Ma la chat è anche e soprattutto divertimento e gioco. E per gioco intendo quella stessa attività impegnativa con la quale i bambini imparano a socializzare e a impersonare i ruoli. È un gioco dove si può metter alla prova la nuova identità che ogni chatter si crea prima di collegarsi e creare dei rapporti che, per quanto possa sembrare impossibile, sono carichi di aspettative, emozioni e impegnativi.
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