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Il matrimonio omosessuale nei paesi della Comunità Europea

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Francesca Savastano - Università degli Studi di Milano - [2000-01]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 182 pagine
  • Abstract
    L’argomento della tesi di laurea è portato per la sua originalità a suscitare la curiosità e l’interesse sia di chi si rapporta all’argomento in modo neutrale sia di coloro i quali avvertono un certo disagio quando si parla di matrimonio o convivenza tra due persone dello stesso sesso.
    Lo spunto dal quale sono partita nello svolgimento della mia relazione è l’approvazione del “Same-sex marriage Act ” in Olanda, episodio senza precedenti in Europa e nel resto del mondo che per la prima volta non solo rende legale la convivenza tra due persone dello stesso sesso ma che addirittura permette e autorizza un vero e proprio matrimonio omosessuale.
    A partire da questo episodio ho tentato di tracciare una mappa della situazione delle coppie omosessuali nei paesi della Comunità Europea cercando di individuare per ogni paese gli strumenti giuridici a disposizione di questo genere di coppie.
    A partire da questi presupposti la mia analisi mi ha portato a suddividere i 16 paesi facenti parte la Comunità europea in tre macro-gruppi:
    - Paesi che consentono la convivenza registrata o il matrimonio omosessuale
    - Paesi in via di consentire la convivenza registrata o il matrimonio omosessuale
    - Paesi che non si sono ancora adeguati alle disposizioni del Parlamento Europeo
    A proposito di questa suddivisione ci sono da far due importanti precisazioni:
    1) Spesso nella trattazione si parla senza una apparente distinzione di Convivenza e di Matrimonio omosessuale. Più di frequente si usa per “convenzione” e comodità il secondo di questi due termini ma bisogna tenere a mente che è lecito e corretto parlare di Matrimonio omosessuale solo ed esclusivamente nel caso dell’Olanda anche se ci si augura che presto anche gli altri paesi che hanno adottato una specifica legge sulla convivenza omosessuale operino una conversione in questo senso. La Convivenza registrata ha un significato sostanzialmente diverso rispetto al termine matrimonio. Significa infatti garantire una serie di diritti e doveri giuridici alle coppie di fatto, omosessuali ma anche eterosessuali, che per ragioni sentimentali ma anche di altra natura o perchè semplicemente impossibilitate a contrarre il vincolo del matrimonio, hanno deciso di condividere una esistenza e una abitazione comune.
    2) Si è deciso di “restringere” l’analisi su questo argomento ai 16 paesi facenti parti la comunità Europea prendendo l’avvio dalle numerose disposizioni in materia emanate dalla Comunità Europea e sintetizzabili in quattro tappe fondamentali che è qui doveroso rammentare:
    a- “Risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali nella comunità” del 1994
    b- “Trattato di Amsterdam ” e il suo art.13
    c- “Carta dei Diritti Fondamentali dell’unione Europea ”
    d- “Risoluzione del Parlamento Europeo sul rispetto dei diritti umani nell’Unione Europea” .
    Una trattazione di questo genere non poteva certo prescindere da un inquadramento di tipo storico così come in effetti è stato tentato di fare nell’ambito del primo capitolo.
    Per quanto attiene invece ad una delle conseguenze più immediate del matrimonio, la procreazione, si è tentato di disegnare un quadro di come ciò possa avvenire e quali conseguenze questo possa comportare nell’ambito della coppia omosessuale prendendo spunto da due importanti ricerche sociologiche:
    - “(How” Does the sexual orientation of parets matters” di Judith Stacey e Timotothy Biblarz . Questo studio conclude dicendo che le famiglie omosessuali, in particolare i figli di queste, sono effettivamente differenti rispetto a quelle eterosessuali ma solo in merito al fatto che i figli di omosessuali crescono maggiormente liberi dai condizionamenti che soggiogano i loro coetanei allevati da famiglie regolari.
    - “Opting into motherhood: lesbians blurring the boundaries and transforming the meaning of parenthood” di Gillian A. Dunne . Studio su cinque coppie lesbiche che hanno fatto esperienza della maternità per mezzo dell’inseminazione artificiale. Se da una parte operare una scelta simile rende queste coppie ancora più “visibili” e quindi criticabili, dall’altra, dice Gillian A. Dunne, la loro sessualità e la dinamica dei generi della loro relazione necessitano della trasformazione dei confini e dei significati della genitura facilitando la costruzione di una maggiore riflessività e di rapporti paritari nel prendersi cura dei figli da parte dei membri della coppia.
    Il quadro delineato non ha alcuna pretesa di esaustibilità in quanto la materia oggetto di interesse è tuttora di suscettibile di cambiamenti che sono all’ordine del giorno e dipendono dagli iter e dalle decisioni parlamentari di questi paesi.
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