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Dalla parte delle bambine immigrate. Mutilazioni genitali femminili: conoscenza del fenomeno e analisi della realtà torinese

Autore
Raffaella Gallo - Università degli Studi di Torino - [1999-00]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 207 pagine
  • Abstract
    Attraverso questo lavoro ho tentato un’analisi di che cosa siano realmente quelle pratiche che noi occidentali conosciamo con il nome di “Mutilazioni Genitali Femminili” e quale significato continuino ancora a rappresentare in terra d’immigrazione.
    La Prima Parte della tesi si propone di analizzare la situazione trapiantata al mondo occidentale, in particolar modo all’Italia. Vedremo come apparentemente non esiste nulla di definito e di universalmente valido rispetto alla questione delle Mutilazioni Genitali Femminili, per poi progressivamente renderci conto come, invece, si possano, con relativa semplicità, estrapolare attraverso i Trattati e le Conferenze Internazionali, le linee guida al fine di un universale orientamento di tutti i professionisti che, in un modo o nell’altro, si trovano coinvolti nella questione. A questo punto, però, scopriremo che il problema ha una valenza ben maggiore di quella fin ora auspicata e che difficilmente si perverrà ad una via d’uscita rimanendo saldamente ancorati alla riduttività della definizione delle mutilazioni in sé. Sarà, infatti, necessario uscire dal fenomeno per poterlo affrontare con la strategia maggiormente efficace. Bisognerà, allora, abbracciare la questione generale dell’immigrazione in particolar modo per quanto concerne le donne immigrate vittime, e a loro volta, artefici, dell’infibulazione o dell’escissione per poterci, finalmente, vedere una via d’uscita. Nelle Conclusioni vedremo come sono riuscita a raggiungere questa consapevolezza, senza la quale difficilmente si sarebbe potuto tentare di dare una risposta ad un problema tanto difficile e nel contempo così delicato tanto che, come vedremo, addirittura mette in difficoltà gli stessi operatori dei Servizi, il più delle volte impreparati di fronte alla novità che esso rappresenta.
    Nella Seconda Parte, ho tentato di analizzare la realtà torinese rispetto all’effettiva consistenza del fenomeno mutilatorio. Il rischio, in questo come in altre analoghe situazioni, è quello di voler, a tutti i costi, vedere qualcosa che potrebbe anche non essere presente con il risultato nefasto di creare inesistenti mostri soprattutto tra quelle persone, gli immigrati, che di per sé vivono già una situazione precaria. Nell’incertezza di un ignoto presente che da multiculturale deve trasformarsi in interculturale, tuttavia, Torino, come vedremo, può dirsi di vantare una grande innovazione nella modalità con cui ha affrontato, e continua ad affrontare, la questione dell’immigrazione.
    Attraverso questo lavoro intendo innanzitutto dare il mio contributo per poter spezzare, parlandone, uno dei più difficili tabù che tuttora continua a distruggere la vita di milioni di bambine in tutto il mondo senza, però, avanzare false, quanto inutili pretese di estirpazione delle mutilazioni.
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