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Le città di cemento e le isole verdi. Il caso del parco urbano del Cormôr e del parco dei Rizzi del Comune di Udine

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Enrico Dell'oste - Università degli Studi di Trieste - [2000-01]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 194 pagine
  • Abstract
    La costante subordinazione dello sviluppo urbano ai modelli emersi in seguito alla rivoluzione industriale se da un lato ha permesso il raggiungimento di livelli di benessere mai conosciuti prima, dall’altro ha edificato città dalle caratteristiche estetiche e sociali standardizzate, dove l’impoverimento dei valori umani è misurabile in termini di isolamento, cattiva qualità della vita e soprattutto perdita di contatto tra la città ed il suo abitante. Se è vero che la città del passato era frutto di un progetto che, rendendo leggibili la vita e il pensiero di chi l’abitava, riconosceva la presenza di una sostanziale compenetrazione tra la città ed il cittadino, la moderna metropoli si caratterizza per un affievolimento del sentimento di appartenenza nei confronti di una città che non è più in grado di veicolare identità. In più la metropolizzazione del territorio urbano ha dilapidato i valori dell’ambiente, perchè si appropria degli ambiti rurali e naturali secondo il criterio della specializzazione funzionale dei luoghi urbani, accentuando la dipendenza dall’automobile e i costi non economici dello sviluppo che si manifestano su scala mondiale attraverso i fenomeni della congestione urbana e dell’inquinamento atmosferico e acustico. Se nel passato l’abuso della artificializzazione dell’ambiente ha aumentato le capacità dissipative delle aree urbane il cui unico scopo era quello di albergare il maggior numero di persone, oggi l’ampiezza dell’emergenza ecologica richiede di adottare una strategia di recupero qualitativo della funzione urbana mirata a una diversa e migliore sintesi tra la città e gli ecosistemi di supporto. A ciò mira l’ampio dibattito internazionale sullo sviluppo sostenibile il quale, fondendosi con una sempre più diffusa coscienza ambientalista, propone il generale ripensamento dei modelli di crescita finora perseguiti. Le necessità di riqualificare l’esistente urbano, le sue condizioni di avanzato degrado ambientale dai riflessi ormai planetari e il generale depauperamento delle valenze sociali un tempo attribuibili al rapporto intercorrente tra abitante e città sono le coordinate entro le quali si è cercato di predisporre un percorso di avvicinamento al parco urbano, che viene inteso come “materiale” attraverso il quale pervenire a quell’innalzamento della qualità di vita nelle città che, orientandosi verso l'individuazione di nuovi parametri di compatibilità ambientale, potrebbe proporre un ridisegno urbano complessivo tale da riscoprire identità da lungo tempo sopite e offrire un habitat in cui l’uomo urbano torni a riconoscersi. Ciò che serve non è la mera distribuzione nello spazio urbano di isolati episodi di forestazione urbana, bensì un uso ragionato del verde nell’ambito di una politica organica, sistemica e calibrata sui reali bisogni popolari per trasformare le isole verdi, quali sono concepiti tradizionalmente i parchi urbani, in autentici centri di sviluppo di originali ed innovative connessioni urbane finalizzate al generale ridisegno urbanistico della città attuale.
    Proprio la possibilità di realizzare nuove cornici di vita attraverso lo strumento del parco ha indi-rizzato l’interesse verso il parco urbano del Cormôr e il parco dei Rizzi per valutare le modalità concrete attraverso le quali ha preso forma il tentativo del Comune di Udine di corrispondere a questa nuova sensibilità. Pur riconoscendo l’estrema diversità che li contraddistingue, i due casi esaminati condividono la finalità di pervenire ad una riprogettazione urbana attraverso la predisposizione di spazi aperti destinati alla fruizione pubblica. Nonostante il fatto che vede en-trambe le aree emarginate nel panorama insediativo udinese, autentiche “isole verdi”, spazi eccezionali diversi dall’ordinario urbano circostante e raggiungibili solamente in automobile, i processi popolari ad esse connessi dimostrano la necessità di legare le ipotesi relative ai progetti di vita urbana a una maggiore intensità nel dialogo tra la pubblica amministrazione e la cittadinanza. Ormai i progetti alternativi di vita urbana non possono essere gestiti esclusivamente a livello politico, amministrativo o economico, ma richiedono la concreta ed attiva partecipazione del cittadino al comune disegno di riprogettazione urbana. La valorizzazione della soggettività con la quale i diversi attori coinvolti definiscono secondo i propri personali parametri di valutazione il concetto di “qualità della vita”, aggiungendo continuamente punti di vista diversi che inquadrano il problema da più angolazioni, consentono di rendere meno complesso il problema di migliorare la qualità ambientale urbana.
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