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Rappresentazioni sociali dell'infanzia e televisione. Dal fiorire di una differenza alla sua gestione nel mondo dei media

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Salvatore Dario D'angelo - Università degli Studi di Catania - [1999-00]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 269 pagine
  • Abstract
    Le immagini dell'infanzia fornite, in due millenni, dalla tradizione cristiana sono andate sedimentandosi nella cultura individuale e collettiva, modificando e/o implementando le rappresentazioni preesistenti; esse sono divenute rappresentazioni fondamentali per il loro ruolo di chiave di decodifica del vivere quotidiano e di ''ordito'' della memoria sia del singolo sia della comunità.
    Destinatari, e non solo nelle famiglie borghesi, di sempre maggiori spazi all'interno dell'abitazione ma anche fruitori di luoghi urbani appositamente attrezzati e ''recintati'', i bambini, oggi, costituiscono, allo stesso tempo ed indissolubilmente, il fuoco di un interesse teso alla loro formazione (interesse che passa attraverso la letteratura di consiglio, le riviste femminili, la pubblicità pediatrica, l'informazione medica, quella televisiva etc.) ed il centro di nuovi mercati commerciali. In tal modo è stata favorita la diffusione di rappresentazioni che sono divenute comuni in culture fino a poco tempo addietro diverse per tradizione e/o censo.
    Nell'evoluzione delle società umane la riduzione del discorso a forme grafiche ha sviluppato possibilità e abilità peculiari, gravide di conseguenze a tutti i livelli: prime fra tutte la decontestualizzazione del discorso e le capacità analitiche.
    L'avvento di mezzi di comunicazione che privilegiano l'immagine rimanda, invece, alle antiche società orali in cui le classificazioni rispecchiavano il loro modo peculiare di organizzare i dati della realtà, cioè un modo in cui è il contesto del discorso a determinare l'associazione pertinente tra le cose, il loro legame in quel momento più significativo.
    Di fronte all'ipotizzato dominio dell'''imagologia'' il dibattito si è, allora, concentrato, con punte, invero, assai alte di riflessione ed analisi, sui valori e sui pericoli del piccolo schermo.
    I risvolti, a volte ''referendari'', di tale dibattiti sembrano, però, poco utili rispetto alla necessità di indagare su quali mondi e su quali rappresentazioni siano proposte da tale mezzo, e su come la loro interpretazione e trasformazione, nell'interazione sociale attiva, sia successivamente fatta propria dalla televisione stessa. Si è privilegiato, spesso, un approccio pavloviano al problema TV dimenticando che anche la più completa delle colonizzazioni non può rifiutare di fare i conti con le trasformazioni e gli adattamenti che il ''colonizzato'' impone e trasmette, modificando i suoi colonizzatori nello stesso tempo in cui viene egli stesso modificato.
    E' in base a quest'ultimo presupposto che diviene utile cercare di rintracciare le tracce, passate e presenti, dei passaggi che portano alla diffusione, assimilazione e trasformazione (per una nuova, immediata o successiva, nuova diffusione) delle rappresentazioni sociali.
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