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Leader d'opinione si nasce o si diventa?

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Andrea Timberio - Università degli Studi di Bari - [1998-99]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 123 pagine
  • Abstract
    Da un po' di anni a questa parte, più o meno dall’avvento della moda dei neologismi, la parola “leadership” viene usata con disinvoltura nelle più svariate occasioni. Il ciclista che vince una o più tappe di una corsa, viene definito un leader, anche se dietro la sua impresa c’è una squadra affiatata che lo ha sorretto nei momenti difficili, e che si vede affidare la nomea di buoni gregari. In una squadra di calcio, a colui che segna più goal o che ha una personalità più estroversa unita ad atteggiamenti spettacolari dentro il campo di gioco, viene assegnata la leadership della squadra, mentre agli altri giocatori che corrono tanto e parlano poco, viene assegnata l’investitura di cursori del centrocampo. Anche in politica, quando un personaggio inizia ad imporsi all’interno di un partito per le sue continue prese di posizione contrarie, per la sua arte oratoria o per la sua cinica determinazione, viene incoronato leader, mentre gli altri che con il loro lavoro hanno contribuito alla sua ascesa, vengono additati all’opinione pubblica come figure di rilievo, ma secondarie o, nel peggiore dei casi come portaborse.
    La tendenza odierna è di considerare il leader sempre più somigliante a un superman. Deve essere il più bravo, il più aitante, il più competente a 360 gradi. Se è vero che la globalizzazione aumenterà notevolmente la complessità delle cose, la strategia del leader-superuomo sarà perdente.
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