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La criminalità dei minori stranieri e l'intervento sociale

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Katiuscia Isac - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - [1999-00]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 233 pagine
  • Abstract
    Le migrazioni dalle aree periferiche del mondo verso le metropoli capitalistiche, rappresentano un fenomeno strutturale irreversibile della fase storica presente, fenomeno che occorre assumere e analizzare attentamente per le sue implicazioni sul piano sociale, politico e culturale.
    I movimenti migratori hanno origini lontane, la storia di ogni civiltà è storia di migrazioni, cioè di scambi, mescolanze, ecc.
    Oggi siamo in presenza di una fase nuova di questo movimento millenario, fase la cui tendenza dominante è costituita dallo spostamento dai paesi del Sud del mondo e dall’Est europeo verso i paesi dell’Europa occidentale.
    A determinare i flussi migratori sono ragioni economico-sociali: il drammatico impoverimento di molte aree del Terzo mondo, la crescente disparità di reddito rispetto ai paesi sviluppati, dunque la necessità di sopravvivenza. Accanto a queste vi è l’intreccio di ragioni ecologiche, politiche e culturali: il grave degrado ambientale che colpisce i paesi del Sud del mondo; la forza di attrazione esercitata dall’Occidente, e dall’Europa in particolare, grazie alla sua capacità di rappresentarsi, tramite i mezzi di comunicazione, come regno della ricchezza, del consumo, della mobilità, della libertà, accessibili a tutti; la necessità di sfuggire a situazioni di guerra, a regimi oppressivi, a persecuzioni politiche e/o religiose; la destrutturazione di vecchi assetti politici, in particolare nell’Est europeo, e le conseguenti crisi economiche, sociali e culturali.
    A queste cause – che comunque non vanno intese in senso rigidamente deterministico poiché le spinte migratorie sono anche il prodotto della somma di istanze, strategie e progetti individuali – va aggiunta la peculiarità della struttura economica europea, e di quella italiana in particolare: la presenza di un doppio mercato del lavoro, l’uno ufficiale e garantito, l’altro sotterraneo, mobile, non protetto e retto dall’arbitrio assoluto, rappresenta un indubbio fattore di attrazione per i migranti. In questo sistema gioca un ruolo importante la manodopera immigrata, a basso costo, illegale, tenuta in condizioni di perenne clandestinità.
    Per ciò che riguarda l’Italia, già caratterizzata da una forte emigrazione, solo negli ultimi decenni si è trasformata in un paese di accoglienza, zona di transito e/o di arrivo per flussi migratori di notevoli dimensioni.
    Tale mutamento ha provocato non pochi problemi ed una situazione anomala rispetto agli altri stati europei: mentre infatti si contano a centinai di migliaia i connazionali emigrati in tutto il mondo ancora nei primi decenni del secondo dopoguerra, continua a crescere nel nostro paese la presenza di stranieri in cerca di lavoro.
    La natura relativamente recente del fenomeno, ha fatto si che l’Italia risulti rispetto alla maggior parte dei paesi sviluppati assai più carente sul piano legislativo, delle politiche, delle strutture amministrative della cultura necessari a governare una realtà così complessa, anche se la nostra nazione ha potenzialmente il vantaggio di valutare criticamente le esperienze compiute dai paesi di più lunga tradizione immigratoria, utilizzando con le necessarie modifiche e le dovute cautele soluzioni già sperimentate altrove.
    Gli stati europei industrializzati, da tempo interessati al fenomeno, hanno adottato in un primo momento una politica di utilizzo della manodopera allogena vista come funzionale all’espansione industriale, per irrigidirsi successivamente in un atteggiamento di chiusura, con il blocco delle frontiere o il contingentamento dei nuovi ingressi o, anche, ponendo in atto misure protezionistiche di varia natura. Negli ultimi anni, anche nel nostro Paese, gli immigrati suscitano diffidenza, preoccupazioni e paure tra la popolazione autoctona. Si teme che sottraggano risorse agli italiani, entrino in concorrenza con loro per la casa e il lavoro, mettano in crisi lo stato sociale, minaccino lo stato di vita della popolazione, producano un aumento della criminalità.
    Il presente lavoro si occuperà principalmente di quest’ultima preoccupazione degli autoctoni, ovvero del fenomeno della devianza tra gli stranieri con un’attenzione particolare alla condizione del minore straniero.

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