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Controllo sociale e rituale dell'aggressività (Ricerche antropologiche in Melanesia)

Autore
Clara Garofoli - Università degli Studi di Padova - [1984-85]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 59 pagine
  • Abstract
    Di fronte all'argomento "aggressività", nasce immediata l'esigenza di stabilire il tipo di approccio: comportamentista od etologico. E' innegabile che è spesso indispensabile l'esperienza perché i moduli fissi di attività si organizzino in quei comportamenti cosiddetti "istintivi", ma il fatto che tali "fissazioni" si attuino proprio nei primissimi anno di vita, mi fa pensare che si debbano allacciare a qualcosa di preesistente all'apprendimento: una sorta di eredità genetica che predispone l'individuo pur non costringendolo. Se dovessi scegliere la scuola comportamentista, durerei fatica a spiegarmi come i comportamenti non si evolvano molto di più di quello che accade durante l'esistenza di un individuo che, crescendo, conosce sempre di più, capisce di più ed è più indipendente nelle proprie valutazioni: evidentemente l'imprinting costituisce una base indelebile. Apprendimento ed esperienza suggeriranno la miglior attuazione pratica di un comportamento volto ad un determinato scopo, mentre ritengo innato l'atteggiamento che richiede il raggiungimento di quel fine.
    Se sarà l'esperienza sociale a dettare gestioni rituali dell'aggressività, è pur sempre innata la necessità di tenerla sotto controllo. Vediamo come l'argomento è affrontato da un etologo. Eibl-Eibessfeldt, per giungere alla trattazione dell'aggressività sociale, parte dall'esame della specie. Affrontare in gruppo delle difficoltà contingenti può rendere più facile il superamento, permettendo di difendere meglio il singolo ed il gruppo. Ma in un contesto sociale non si può ignorare l'aggressività che sembrerebbe innata, spontanea: tant'è che animali e uomini, se per lungo tempo non possono battersi o misurarsi, divengono sempre più bellicosi.
    Vi sono aspetti positivi dell'aggressività che non consigliano la sua totale eliminazione, ma piuttosto una gestione non violenta di essa.
    Nella scelta di un leader, si cerca una garanzia per la protezione dei territori, rappresentata dalla forza (potenziale aggressività) e da doti sociali. E' tutto l'insieme della fisionomia morale dell'individuo che determina la sua posizione nella "gerarchia di rango". E così la "gerarchia di rango" diventa mezzo di ordinamento sociale e quindi controllo dell'aggressività.
    Vengono esaminati meccanismi di ritualizzazione (es. il cibarsi insieme) e, più specificatamente, gli aspetti della vita sociale in Melanesia, tentando di evidenziare come venga gestita l'aggressività mediante la socializzazione e la ritualizzazione. Allo scopo, vengono analizzati il diritto, l'economia, gli scambi, la produzione di cibo, la conformazione della famiglia, la scelta del Big-man e rituali come il Moka-Pena, il Kula, l'Abutu.
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