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Imprenditoria sociale e sperimentazione musicale

Autore
Saul Beretta - Università degli Studi di Milano - [1999-00]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 156 pagine
  • Abstract
    Con il presente lavoro mi propongo di indagare la relazione insolita tra sperimentazione musicale e imprenditoria sociale, ossia il connubio tra i mezzi di ricerca e di attenzione sulle pratiche di vita della nostra contemporaneità, tipiche dei migliori aspetti dell'imprenditoria sociale, e le più accurate ricerche nel campo della sperimentazione musicale.
    Il terreno comune e di scambio tra imprenditoria sociale e sperimentazione musicale è senza dubbio quello del "sociale", delle relazioni tra le persone, dello scambio. Infatti, come ha scritto John Cage: "è giunta per la musica l'ora di riconoscere la propria natura, di comprendere che deriva dalla vita e ha per scopo la vita, essere quindi una cosa intensamente umana."
    La musica è arte sociale per eccellenza, Adorno afferma che essa "possiede inalienabilmente un contenuto collettivo." Infatti, il fatto che ogni singolo suono "dica noi" , deriva dalle caratteristiche più intime di quest'arte, dal suo essere scritta, eseguita e poi ascoltata, dall'essere, cioè, frutto di collaborazioni tra uno svariato numero di persone che fanno cose diverse per produrla e riprodurla. La pratica musicale, è, infatti essa stessa un'attività propriamente sociale, invita alla costruzione della socialità, per dirla con le parole di Riccardo Muti "educare i nostri bambini a cantare o suonare insieme è insegnare loro a vivere nella società ", significa educarli al rispetto, alla cura delle reciproche relazioni. Come nella migliore pratica dei servizi, essi non sono una fornitura di beni o altro, bensì relazioni che producono altre relazioni, così nella migliore pratica musicale non c'è un virtuosismo fine a se stesso dell'interprete o del compositore, ma l'attivazione di una serie di relazioni e interazioni volte alla produzione di significato. L'obiettivo per questa pratica musicale/sociale, pertanto, risulta essere quello di svolgere un ruolo concretamente positivo nella vita della nostra società.
    La tesi che sottende l'intero lavoro, infatti, è che vi è un potenziale di risorse e di ingegno, di volontà e di dedizione nel settore della musica, nei suoi diversi ambiti (insegnamento, diffusione, concerto) che può trovare un fertile sviluppo qualora sia capace di trovare il modo di incidere in maniera più efficace nel tessuto sociale. Quando sia, cioè, capace di dare un senso sociale al proprio operare e sia pronto a rispondere con più attenzione e intelligenza alle esigenze, alle domande e alle richieste della nostra contemporaneità.
    Gli strumenti, la teoria e la pratica delle strategie di impresa sociale possono diventare un ottimo punto di partenza per sviluppare nuove competenze e capacità musicali applicate a contesti "altri" rispetto ai tradizionali modi di insegnare e diffondere musica e cultura musicale. Infatti, mentre questo ricco potenziale lavorativo difficilmente trova sbocco nei rigidi scomparti del lavoro musicale tradizionale, esso può venire canalizzato e organizzato con altre modalità per produrre e fornire beni e servizi necessari al benessere della comunità e alla sua crescita culturale, umana e sociale. Tutto questo, però, può accadere e accade, solo quando e dove il lavoro degli stessi musicisti, il loro investimento, è teso verso un'appassionata ricerca di interazione e scambio con gli altri. Questa nuova pratica diventa così capace di incidere con efficacia nel tessuto sociale, perché è stimolata all'ascolto, alla relazione e all'interazione con esso. Secondo quella che è la logica dei servizi, è proprio la musica che dovrebbe disporre e insegnare ad ascoltare, non quello che si vorrebbe sentire , ma quello che c'è da ascoltare, contribuendo ad aprire la nostra mente "in modo tale da non vedere più le cose come brutte o belle, ma di vederle esattamente come sono." Ora, dopo aver aperto gli occhi e le orecchie della gente, l'arte deve rivolgere la sua attenzione ad altre cose, "e queste altre cose riguardano la società." Penso, infatti, con John Cage, che il fatto più importante legato all'esperienza della musica, non sia la sua comprensione, ma la dimensione che essa può trasmettere di imparare ad ascoltare. In generale, infatti, credo che la funzione dell'arte nel nostro secolo sia, appunto quella di permetterci di guardare il mondo che ci circonda in maniera estetica, con occhi e orecchie nuove, capaci di rimuovere la barriera tra arte e vita, tra musica e rumore, tra continuità e interruzione. "Se la musica è in grado di accettare i suoni dell'ambiente senza venirne per questo interrotta, allora abbiamo un pezzo di musica moderna. Ma se, come nel caso di una composizione di Beethoven, un bambino piange, o qualcuno tra il pubblico tossisce e interrompe la musica, allora sappiamo che non è moderna. Penso che il modo attuale per decidere se qualcosa è utile in quanto arte è quello di chiedersi se viene interrotta dalle azioni altrui, oppure se le è possibile invece armonizzarsi con quelle azioni.
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