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"Educazione per Tutti": Unesco e Unicef – Due differenti modi di comunicare

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Laura Eliantonio - Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) - [2007]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 41 pagine
  • Abstract
    L'oggetto di questa analisi è l’argomento che impegna sia Unicef che Unesco da tempo, ovvero il programma Education for All che dal 2000 è diventato uno degli obiettivi più importanti per il raggiungimento degli obiettivi del millennio.
    I Millennium Development Goals, identificati durante il Millennium Summit nel 2000 in concomitanza con l‘adozione della Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, sono obiettivi quantificabili e con un preciso termine temporale - il 2015 - per sconfiggere la povertà in tutti i suoi aspetti: povera economia dei paesi in via di sviluppo, fame, malattie, esclusione promuovendo il rispetto dei fondamentali diritti umani come enunciato nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Il programma Education for All, benché inaugurato un decennio prima durante la conferenza sull’educazione tenutasi a Jomtien, comincia a trovarsi al centro dell’attenzione e ad acquisire sempre più importanza dopo il World Education Forum di Dakar del 2000, nel quale Unesco viene nominata organo responsabile dell’intero programma. I problemi da affrontare sono molti se si vogliono ottenere dei risultati soddisfacenti. In genere, le cause principali dell’analfabetizzazione nei paesi in via di sviluppo sono: la povertà estrema, le tradizioni locali discriminanti (nei confronti di un sesso o dell’altro), la diffusione dell’HIV/AIDS, i conflitti armati e le emergenze causate da catastrofi naturali, infine la mancanza di infrastrutture adeguate. Ognuno di questi problemi è più o meno accentuato in un’area piuttosto che in un’altra ed è per questo che un’azione capillare nella preparazione dei progetti ed una diversificazione della comunicazione a questo proposito è assolutamente indispensabile.
    Il ruolo ben diverso che ricoprono le due organizzazioni (Unicef e Unesco) all’interno del panorama internazionale e il loro diverso modo di operare si materializza anche nel tipo di comunicazione utilizzato. In quanto organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa a tempo pieno di educazione, scienza e cultura, Unesco ha assunto il ruolo di coordinatore di tutti gli stakeholder coinvolti nel programma. Il suo ruolo è quindi quello di fornire gli strumenti per informare tutti gli attori coinvolti dei risultati ottenuti e delle azioni da attuare in futuro.
    Con il Global Monitoring Report, Unesco è riuscito a confermare quello che è riuscito a costruirsi con il tempo, ovvero una reputazione impeccabile come fonte di informazione e statistiche in tutti i campi di cui si occupa. La comunicazione di Unesco si basa quindi sul fornire dati precisi sulla situazione del programma in modo da spingere indirettamente all’azione coloro i quali si trovano in difetto in quel momento utilizzando il metodo del name & shame.
    Per quanto riguarda invece il piano globale di comunicazione di Unesco, che coinvolge ovviamente anche EFA (Education for All) i cambiamenti in atto per il prossimo biennio dovrebbero portare ad una maggiore visibilità sulle attività svolte dall’organizzazione da parte del grande pubblico.
    Passando invece al tipo di comunicazione utilizzato da Unicef, bisogna precisare che il compito ad esso assegnato è quello di raccogliere fondi e consensi e non semplicemente di coordinare o informare gli stakeholder. Unicef è da sempre molto presente nell’opinione pubblica, i suoi progetti di comunicazione coinvolgono non solo gli esperti di comunicazione che lavorano per l’organizzazione ma anche e soprattutto la gente sul posto e le organizzazioni locali. In questo modo la comunicazione è diretta e immediata, fatta a volte dagli stessi destinatari del progetto.
    Esemplificativo di tutto ciò è l’iniziativa UNGEI (United Nations Girls’ Education Initiative) che crea progetti di comunicazione coinvolgendo direttamente la comunità locali, le famiglie e molto spesso le stesse bambine. In questo caso la comunicazione è diretta e scevra da qualsiasi filtro che possa in qualche modo rallentare il passaggio del messaggio da un elemento all’altro.
    La conclusione a cui si è arrivati alla fine di quest’analisi porta alla conferma che una comunicazione proattiva ed una comunicazione informativa utilizzate all’unisono possono raggiungere obiettivi a livelli diversi riuscendo in questo modo ad avere un raggio d’azione a 360°.
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