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Clownerie e comunicazioni

Autore
Giulia Annibaletti - Università degli Studi di Pavia - [2008-09]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 90 pagine
  • Abstract
    perché clownerie e comunicazione? Viviamo in un’epoca paradossale, in cui possiamo virtualmente raggiungere ogni angolo della terra ed interagire con persone di ogni cultura, etnia, credo politico, religione e estrazione sociale attraverso sms, chat istantanee, social network, email e telefono. Eppure, nella vita reale, quella che non ha bisogno di interfacce e connessioni a internet, abbiamo paura e diffidiamo degli altri, evitando il contatto, lo sguardo, l’incontro. La serietà, creata da regole prescritte dalla società stessa, prevale nella nostra vita quotidiana. Abbondano precetti e formalismi, pregiudizi, tabù, ruoli da mantenere, modelli e convenzioni da seguire.
    Così, mentre la realtà virtuale si semplifica sempre di più, diventando accessibile a tutti, dall’altra parte il mondo reale delle interazioni faccia a faccia diventa sempre più complesso e porta ad un isolamento
    globalizzante privo di calore umano. L’idea di questa tesi, nata appunto da un’esperienza personale che ha permesso di acquisire la
    consapevolezza di quanto detto in precedenza, è quella di proporre una possibile soluzione. Tale soluzione si chiama “clownerie” ed è un modo di vedere le cose e di vivere la propria vita. Quindi clownerie e
    comunicazione, perché la clownerie è, prima di ogni altra cosa, comunicazione: significa comunicare emozioni e messaggi non banali nel modo più semplice e puro. Ed essere capiti da tutti, per la sincerità
    delle proprie intenzioni, per la semplicità delle proprie espressioni e per l’ingenuità ed empatia dei propri gesti. Una comunicazione di questo tipo permette di superare qualsiasi tipo di stereotipo, favorisce l’incontro con l’altro, apre gli orizzonti, ci permette di riscoprire l’umanità che ci circonda. Non vuol dire regredire ad uno stato infantile o primitivo, ma semplicemente riscoprire dentro di sé la curiosità, il gioco, l’apertura verso il mondo, la sorpresa dei bambini che siamo stati. Ognuno di noi è un clown in potenza. Nella moderna società quindi, il clown, così paradossalmente autentico (nonostante trucchi, parrucche e naso rosso), rappresenta una via d’uscita, una nuova situazione di equilibrio nei confronti della vita. In un mondo in cui tutti hanno paura, il clown trasforma le nostre debolezze in energia vitale che viene comunicata agli altri e per questo solidifica i rapporti tra esseri umani. Forse il clown è il futuro dell’uomo.
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