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Partecipazione democratica al processo di costruzione dell'informazione

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Silvia Santini - Università degli Studi di Urbino - [2008-09]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 208 pagine
  • Abstract
    La visione del mondo artificiale che i media di massa costruivano senza difficoltà unendo gli individui in una stessa comprensione degli eventi mondiali, oggi è in crisi. Il processo era semplice ed al limite della banalità: pochi centri di trasmissione delle informazioni in grado di raggiungere milioni di individui contemporaneamente. I Mass Media erano la verità, la verità mediata attraverso cui un Paese costruiva la sua visione del mondo, le sue regole, i suoi comportamenti sociali. Ed era una verità pulita, asettica, che nessuno poteva mai mettere in discussione: per avere accesso ai grandi media (e quindi al pubblico) la strada era complicata da mille barriere ed una volta dentro, le regole da seguire erano ferree.
    Internet ha progressivamente sconvolto tutto questo. La transizione da una società delle telecomunicazioni, in cui una significativa quota di esseri umani è nella condizione di produrre e di fruire ogni possibile informazione attraverso una molteplicità di mezzi di comunicazione, ad una società telematica incentrata sul prefisso e-, corrispondente alla possibilità data ad ogni produttore ed a ogni fruitore di informazioni di dialogare e di scambiarsi i ruoli, in quanto elementi di una rete indefinitamente estensibile nella quale possono collocarsi una molteplicità di mediatori con l’intento di fornire ogni possibile servizio, si sta compiendo. La società telematica ha le sue infrastrutture nella Rete e ha sviluppato un ambiente nel cyberspazio che, ormai, è una possibilità aperta a tutti: possiamo anche non frequentarlo mai ma non possiamo evitare di sapere che esiste e che la vita, al suo interno, è ricca di opportunità e di occasioni.
    È la realizzazione pratica del passaggio dal cittadino informato (participio passato, voce verbale passiva) al cittadino monitorante (participio presente, voce verbale attiva), teorizzato dal sociologo Michael Schudson. Gli equilibri basati sulle tecnologie e sulle capacità cognitive umane si ridisegnano per definizione in ogni istante. Tali strumenti stanno migliorando moltissimo la nostra capacità di collaborare, condividere ed agire insieme: il fatto che tutti, dai biologi ai passeggeri degli aerei, li utilizzino, ci sta portando verso un cambiamento epocale, in cui vige una democrazia che potremmo definire partecipativa.

    Attraverso il mio lavoro ho cercato di far emergere:
    1. le modalità in cui le dinamiche di costruzione dell’informazione interne alla Rete presuppongano una partecipazione democratica al processo stesso;
    2. la grande opportunità fornita dalla nascita di una grande intelligenza sociale in termini di condivisione di contenuti e di esperienze;
    3. come i comportamenti della cittadinanza si stiano evolvendo nell’epoca dei media digitali.
    Il successo delle moderne tecnologie disponibili sulla Rete (blog, wiki e l’intero ecosistema Web 2.0), sta mutando radicalmente il nostro panorama produttivo e sociale. I nuovi modelli aggregativi, basati sul coinvolgimento diffuso e la condivisione della conoscenza, hanno messo in crisi le tradizionali forme organizzative, primi fra tutti i media, spogliati del loro ruolo di selezionatori e diffusori dell’informazione. La possibilità di pubblicare e condividere velocemente informazioni sta però generando effetti soprattutto sociali.
    Per ovviare alle sue necessità l’utente fa uso principalmente della Rete e crea dei gruppi da cui esce ed entra a proprio piacimento, dato che la dimensione individuale resta comunque privilegiata e la capacità di decisione di ciascuno va oltre quella del gruppo stesso.
    I vantaggi e gli svantaggi dell’amatorializzazione di massa sono un problema di giudizio: le persone che non amano l’attuale aumento di scritti, foto e video mediocri dichiareranno semplicemente che queste cose sono peggio di qualsiasi vantaggio possa derivare dalla democratizzazione della produzione o dal lavoro sorprendentemente buono che arriva ai dilettanti più talentuosi.
    L’invenzione di strumenti che facilitano la formazione dei gruppi è diversa dai soliti cambiamenti tecnologici e più simile ad un evento, a qualcosa che è già successo. Come risultato, le domande importanti non sono se questi strumenti si diffonderanno o ricostruiranno la società, quanto piuttosto come lo faranno.
    La democrazia è l’unico modo per garantire il mantenimento e la prosperità della Rete stessa: un approccio tecnocratico (ad esempio) sarebbe foriero di rovina perché la Rete è di proprietà di tutti gli utenti, (questi ultimi) condizione necessaria perché essa esista.

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