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Identità in movimento - Un progetto per lo studio dell'omofobia nelle performance di genere maschili

Autore
Paolo Finetti - Università degli Studi di Sassari - [2008-09]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 233 pagine
  • Abstract
    “Identità in movimento” mira alla comprensione dell’omofobia attraverso una lettura gender sensitive, secondo la quale possiamo definire il pregiudizio antiomosessuale come la discriminazione verso le persone (uomini) che mostrano-o alle quali si attribuiscono- certe qualità (o difetti) riconducibili al genere femminile (Welzer-Lang, 2007).
    Per questa ragione il punto di partenza della dissertazione sarà la storia del femminismo, che insieme ad altri movimenti, ha favorito l'affermazione di nuove identità sessuate, e insieme la nascita di discipline accademiche -come i Gender Studies, i Women's Studies, i Men's Studies, i Gay & Lesbian Studies e i Queer Studies- che hanno indagato le dicotomie che dividono gli esseri umani in uomini e donne, omosessuali ed eterosessuali.
    La principale critica che è stata rivolta agli studi sulle identità di genere si riferisce ad un graduale allontanamento delle teorie sul gender dalle realtà messe in evidenza dai movimenti identitari. Con “identità in movimento”, ho cercato, di superare l'astrattezza contestata utilizzando l’approccio della grounded theory: che si concretizza in un processo di ricerca di carattere prevalentemente induttivo in cui viene privilegiato il rapporto del ricercatore con i dati raccolti sul campo (Tarozzi, 2008).
    La tesi sostenuta parte dall’assunto che essere e definirsi “uomo” o “donna” non è una condizione stabilita una volta per tutte, ma il risultato di un divenire, un essere che è sempre, attivamente, in costruzione, ed è in queste dinamiche, chiamate progetti di genere che si manifesta l'omofobia (Connell, 2006). Inoltre l'omofobia gioca un ruolo fondamentale nell'acquisizione dell'identità maschile, è un principio cardine della nostra definizione culturale di virilità , ma se da un lato “i modi di articolare il genere sono una fonte di piacere e di riconoscimento, una base per la costruzione della propria identità, possono essere al tempo stesso, cause di ingiustizia e offese” (Kimmel, 1997; Connell, 2006, p. 35).
    Lo strumento scelto, per l’indagine qualitativa, è quello delle interviste biografiche: i racconti di vita hanno avuto come protagonisti dei giovani lavoratori, maschi, di un'età compresa tra i 24 e i 36 anni, che provengono da famiglie di media o bassa estrazione sociale. Il campo dell'indagine sociologica si è focalizzato gradualmente intorno a tre tematiche principali:
    1. le traiettorie di genere percorse dai soggetti che hanno partecipato alla ricerca, in quale maniera questi “giovani uomini” hanno plasmato la propria identità maschile;
    2. il ruolo svolto dall'omosocialità, ovvero le relazioni sociali maschili, nella biografia degli intervistati; l'omofobia è stata associata alla paura di omosocialità, uomini che temono venga messa in discussione la propria maschilità, da un lato perché hanno paura di non essere considerati abbastanza virili dagli altri uomini, e allo stesso tempo hanno paura di essere etichettati come omosessuali (Kimmel, 1997);
    3. l'influenza dello stereotipo normativo mascolino nei progetti di genere dei partecipanti, che può essere definito come l'ideale maschile al quale gli intervistati tentano di conformarsi (Mosse, 1996).
    La ricerca empirica ha consentito di tracciare nelle narrative degli intervistati, in riferimento agli atteggiamenti assunti verso gli orientamenti omosessuali, tre differenti profili:
    1. i “gay friendly convertiti” che accettano l’omosessualità, pur avendo avuto un passato “da omofobi”, in quanto si sono resi conto (attraverso il contatto diretto con omosessuali) che le credenze stereotipate, diffuse nel contesto socioculturale italiano, non corrispondo alla realtà che gli stessi intervistati hanno conosciuto;
    2. troviamo inoltre coloro il cui pensiero, nei confronti degli omosessuali, può essere riassunto nella frase “basta che non si veda”, ciò significa che accettano il fatto che l'omofobia sia sbagliata ma si tratta di un'“accettazione condizionata”, in poche parole tollerano l'esistenza dell'omosessualità e degli omosessuali ma rifiutano l'omosessualità “ostentata”;
    3. una minoranza dei giovani intervistati, gli “omofobi confusi”, non riesce ad accettare una condizione di cui non comprende il senso (Garelli, 2001).
    Un ulteriore dato interessante consiste nella difficoltà, che ho riscontrato tra gli intervistati, di parlare di omosessualità che in alcuni casi suscita reazioni non verbali di evidente disagio, causando un irrigidimento della comunicazione intervistato-intervistatore.
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