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Edgar Morin e il problema della complessità: ecologia, etica ed educazione

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Margherita Pispola - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2008-09]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 188 pagine
  • Abstract
    Esiste uno stretto legame tra le attività della specie umana e l'ambiente naturale in cui queste attività si manifestano: se l'intelligenza dell'Uomo è in grado di modificare profondamente la Natura, questa ha determinato le condizioni in cui l'attività cognitiva si è evoluta. Nel pensiero occidentale il metodo riduzionista della scienza classica, tendente alla disintegrazione, nasce dall’esigenza di semplificare, scomporre e ridurre la realtà, di per sé complessa, per poterla analizzare (e manipolare, nel caso della Natura). Le parziali conoscenze così acquisite però, per quanto utili in senso tecnologico, non sono sufficienti a spiegare ogni aspetto dell’insieme scomposto e dunque non permettono una conoscenza pertinente. Non solo, sorge il dubbio che le nostre abitudini di pensiero abbiano a che fare con la barbarie del nostro tempo. Per tali motivazioni si scorge la necessità di un nuovo paradigma gnoseologico; a tal fine, nel presente elaborato, viene preso in esame il lavoro di Edgar Morin, sociologo francese, pensatore planetario e riformatore del pensiero moderno. Ispirato da principi pascaliani e dagli sviluppi più recenti in fisica, biologia e cibernetica, tutto il pensiero da Morin espresso ne il Metodo (opera che si compone di sei volumi, grazie al lavoro di 30 anni),è indirizzato all’abolizione della posizione imperante dell’Uomo, acquisita in virtù di una giustificazione, razionale molto più che morale, su qualunque altro essere vivente oltre che sulla Natura. Un Uomo che, secondo Morin, non può essere pensato ed indagato in astratto ma che va anzi ricollocato nel suo ambiente naturale, nel contesto vitale che gli è proprio e da cui, la scienza classica, ha esiliato. Morin scorge la necessità di legare, in modo complesso, ovvero antagonista-concorrente-complementare, gli ambiti del sapere (i quali oggi ancora tendono ad una continua separazione e parcellizzazione) in virtù di una conoscenza vera dell’umano. Una conoscenza è per di più tale solo se intesa come auto-conoscenza; ciò la rende responsabile del suo stesso operato. Oltre a ciò, un punto altresì importante introdotto dal sistema moriniano è la necessità di correlare la conoscenza dei fenomeni al soggetto che li indaga. Il soggetto vivo, reintegrato in senso naturale e biologico, viene dunque posto al centro della conoscenza, a sua volta biologicamente dipendente dal soggetto. Secondo un pensiero complesso la categoria di soggetto/individuo va allargata all’intero sistema vivente, annullando così la dualità cartesiana in primis, ma anche permettendo quella ricercata reintegrazione dell’umano nel naturale, nel mondo fisico. Viene a delinearsi di conseguenza un nuovo pensiero ecologico, assimilabile ad una posizione biocentrica, che non offre primati né all’Uomo, come dominatore, né alla Natura, come se fosse semplicemente dotata di valore intrinseco. In ambito etico infatti, ciò che fin qui è stato esposto, si traduce in atteggiamenti in cui il valore cardine è quello di “relianza” (traduzione italiana del neologismo che lega i termini francesi alliance e relier) ed in cui deve essere prestata una forte attenzione alla responsabilità del singolo poiché indissolubilmente legato a tutto ciò che lo circonda, dall’Universo alla più piccola creatura della Terra, in un rapporto di dipendenza (sebbene non sempre si manifesti come tale).
    Morin individua, al fine della stesura della sua opera principale, la necessità di una riforma in seno all’educazione. Riforma del pensiero e riforma dell’educazione, in Morin, non costituiscono due momenti distinti ma formano una dialogica ricorsiva che coinvolge la politica, la società e l’umanità nella loro interezza.
    In appendice è riportata un'esperienza personalegrazie alla quale ho avuto la possibilità di osservare chi potrebbe, secondo la formula marxiana, “educare gli educatori” e di capire dunque come un cambiamento paradigmatico in seno alle nostre strutture di pensiero, può influire sull’insegnamento e di quanto esso sia indispensabile, oltre che possibile, data l’attuale situazione planetaria.

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