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Diversitat i diversiò. Discorsi e pratiche di utilizzo della differenza culturale nel marketing urbano: il caso di Barcellona

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Sara Triulzi - Università degli Studi di Milano - Bicocca - [2007-08]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 254 pagine
  • Abstract
    Turisti ed immigrati sono conseguenze e prodotti della modernità, riconducibili a pratiche di mobilità che si sono accentuate in tempi recenti. In tutto questo le città vengono elette a luoghi di passaggio, di arrivo e di partenza privilegiati, ecco perché tale lavoro si concentrerà sulla mobilità nell'ambito urbano, su diversi tipi di esperienza della città e nella città.
    L'intento che si è proposto questa ricerca è stato quello di dimostrare che la diversità culturale che viaggia con gli immigrati non è una minaccia cui resistere, ma un'opportunità da sfruttare per la città, anche dal punto di vista della sua attrattività turistica. L'idea è quella di andare oltre alle differenze e fare di queste un valore aggiunto su cui scommettere. Ogni destinazione si promuove con strategie di marketing proprie e, pertanto, lo stesso elemento etnico avrà uno spazio diverso all'interno della promozione turistica della città. A guardare esempi oltreoceano, quella del cosmopolitismo pare essere una scelta vincente, può diventare una strada alternativa per rinverdire l'immagine della località e per soddisfare quella voglia di esotismo sempre più diffusa nel mondo occidentale.

    I primi tre capitoli descrivono il contesto studiato: nella prima sezione sono stati affrontati alcuni concetti teorici basilari (city marketing, multiculturalismo, interculturalismo, città in trasformazione); la seconda e la terza parte sono dedicate ad una breve analisi del comparto vacanziero e del fenomeno migratorio barcellonese. Sono state evidenziate le peculiarità del fenomeno migratorio dell'Europa meridionale, un'analisi necessaria per mettere in luce le condizioni che hanno portato Barcellona a sviluppare un consumo etnico distinto da quello delle metropoli nord-americane ed australiane. Malgrado la capitale catalana non conosca episodi eclatanti di trasformazione di quartieri multiculturali in oggetti turistici, essa costituisce una testimonianza di come il consumo etnico non si sviluppi unicamente in condizioni di forte concentrazione residenziale o imprenditoriale di immigrati.
    Il quarto capitolo analizza le pratiche di consumo etnico nel quartiere più multirazziale di Barcellona.
    Il package etnico proposto dalla capitale catalana è completato dall'eterogeneità del suo calendario festivo; in un contesto di ricezione di stranieri, festa e spettacolo rispondono alle richieste identitarie dei collettivi immigrati, ma si convertono anche in occasione di interazione. Il quinto capitolo analizza alcuni atti festivi che esaltano la pluralità etnica e culturale della città: l'osservazione sul campo della celebrazione islamica di Id al-Adhá e della Festa Major de la Mercè, e lo studio, attraverso fonti indirette, della Fiesta de la Diversidad e del Forum de las Culturas, mi hanno portato a formulare ipotesi esplicitate nel corso della sesta sezione.
    È emerso che i concetti di multiculturalismo, che ha caratterizzato le politiche culturali urbani fino a pochi anni fa, e di interculturalismo, approccio in voga attualmente, siano utili alla Barcellona turistica, è infatti noto che l'industria vacanziera predilige luoghi evocanti sensazioni e piaceri non sperimentabili nella quotidianità.
    La ricerca affronta anche le criticità di queste dinamiche: si tratta infatti, il più delle volte, di un cosmopolitismo calcolatore e non disinteressato, dato che la retorica sull'inclusione si scontra con processi reali di esclusione delle minoranze. Dunque, in quali situazioni l'esoticità è accettata e gradita, o evitata e respinta? E ancora, gli immigrati, ovvero i legittimi rappresentanti dell'alterità, sono percepiti come portavoce della loro cultura, o considerati meramente degli oggetti turistici?
    C'è chi ha affermato che, mirando all'interesse individualistico, i singoli contribuiscono al benessere della collettività intera. Ricorrendo ad un parallelismo, sono dell'idea che la città, perseguendo un'ottica egoistica e utilizzando in chiave utilitaristica la differenza, possa contribuire ad un più felice rapporto con le proprie minoranze e ad un maggiore benessere per tali gruppi. Questo a patto che si provveda ad un'integrazione reale e non solo millantata.
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