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Il capitalismo mondializzato. La globalizzazione e i suoi effetti sociali

Autore
Giovanna Sciascia - Università degli Studi di Palermo - [1999-00]
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  • Tesi completa: 159 pagine
  • Abstract
    Globalizzazione è parola alla moda e globale sostituisce ormai nel linguaggio corrente i vecchi sinonimi quali: internazionale, universale, planetario, mondiale, che, ovviamente vogliono dire la stessa cosa. Ma globale ha una sfumatura in più: esso nasce come definizione economica ed è associato al mercato, a quello delle merci come a quello del lavoro, a quello dei capitali come, soprattutto, a quello dei titoli finanziari. La globalizzazione è il tentativo che gli attori economici, sfruttando l'enorme avanzamento delle tecnologie, stanno perseguendo per unificare il mondo. Le nuove possibilità offerte dalla telematica unite a quelle dell'informatica, entrambe ormai disponibili a costi trascurabili e quindi accessibili in tutti gli ambienti, creano una rete di strade percorribili in tempo reale attraverso tutto il pianeta. Scavalcando non solo la distanza fisica ma anche le eventuali barriere che gli Stati abitualmente frapponevano. La liberalizzazione dei servizi recentemente approvata a Ginevra, che permette a banche e istituzioni finanziarie di operare liberamente in tutti i paesi firmatari dell'accordo, rappresenta il completamento di un processo che si era sviluppato per merito delle sole innovazioni tecnologiche che permettevano già a tutti i cittadini del mondo di operare in qualsiasi piazza e di raggiungere qualsivoglia operatore in ogni parte del globo. Questo non toglie nulla all'importanza del Trattato sul libero scambio dei servizi dal momento che la possibilità offerta alle imprese di avvicinare il cliente "a casa sua", amplifica, com'è ovvio, le possibilità di una più ampia e più razionale raccolta e distribuzione del risparmio e perfeziona il processo di globalizzazione già in atto sui mercati finanziari. La globalizzazione è innanzitutto un fenomeno economico e sotto questa angolazione essa va esaminata, non senza qualche sorpresa. Infatti la globalizzazione risulta più o meno imponente a seconda del metro che usiamo per misurarla. Se facciamo lo sforzo di voltarci indietro non di dieci o venti anni, ma allunghiamo lo sguardo sino a prima del 1914, ossia agli anni precedenti la grande guerra, e confrontiamo la globalizzazione di quel mondo, che usciva da un secolo e mezzo di battaglie liberiste e di guerre coloniali, con quello di oggi, scopriamo che la quota di investimenti stranieri su quelli nazionali era allora maggiore di oggi. Ma anche maggiori di oggi erano i flussi di emigranti rispetto alla popolazione, ed anche, in rapporto al prodotto lordo, movimenti di capitale attraverso le frontiere. Si tenga conto inoltre che prima del 1914 esistevano ancora gli imperi austriaci, russi e ottomani i cui movimenti interni non potevano essere denominati allora transazioni internazionali, come lo sarebbero oggi, quando quelle entità politiche sono suddivise in numerosi Stati autonomi.
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