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Giovani di Formula Uno. Un'indagine sugli appassionati del mondo automobilistico

Autore
Barbara Ghetti - Università degli Studi di Bologna - [1999-00]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 208 pagine
  • Abstract
    Il lavoro redatto si struttura in due parti; la prima più prettamente teorica ha come obiettivo lo studio dell'universo giovanile nei suoi poliedrici e molteplici aspetti. Nella seconda parte, invece, l'indagine empirica ha messo in luce come la passione per circuiti e vetture avviluppi in maniera consistente il cammino di piloti (come Trulli e Sospiri) e tifosi intervistati, anche se sotto differenti angolature. Nonostante specificità e peculiarità tipiche di ogni percorso individuale, alcune caratteristiche comportamentali ed espressive dei ragazzi interpellati possono nel loro piccolo, convalidare gli studi sul più ampio universo giovanile. Pur rimanendo indubbia la vena corsistica che anima piloti e tifosi, quasi calamitati dal rombo dei motori, non va sottovalutato il loro contesto famigliare, ambito in cui l'interesse per macchine e moto è comunque presente e sentito con particolare entusiasmo. Anche i mezzi mediatici come la TV, possono poi condizionare, se non incentivare, la passione per auto e circuiti. Si delineano poi due modi di seguire e vivere la gara e due stili di vita differenti. Il pilota pare lottare contro il tempo, sente la pressione di una competizione che appassiona e coinvolge. L'emozione pare così nascere dal confronto stesso, più che dalla velocità della monoposto, principalmente percepita come mezzo per passare il traguardo prima dei propri avversari. Terminata la gara, sembrano avvertire uno ''switch'' temporale: il cronometro par tirare un sospiro di sollievo e quietarsi pian piano, anche se il pilota avverte spesso la carenza del tempo a causa dei numerosi impegni con sponsor e media. I fattori di rischio insiti nella corsa automobilistica sembrano poi in parte sottostimati, forse stratagemma inconscio per indossare casco e tuta e affrontare la gara con concentrazione e abilità. Viene quindi enfatizzata la dimensione privata e personale (famiglia, amore, amicizia) che si compone di spazi in cui allentare pressioni e tensioni della competizione automobilistica e di relazioni autentiche e forse più spontanee. Il tifoso pare invece molto più trascinato e attratto dalla potenza e dalla accelerazione delle monoposto, probabilmente perché elementi più facilmente percepibili da un punto di osservazione esterno. L'evento automobilistico si mostra importante per il tifoso anche come momento di aggregazione, come ulteriore occasione da condividere con i propri amici. La velocità diventa poi esperienza vissuta da tutti i giovani intervistati e il rischio viene interpretato come entità esterna, non direttamente riconducibile al proprio comportamento. Prende così corpo la ''sindrome dell'autoinganno'' che porta i ragazzi interpellati a sentirsi quasi immuni dai pericoli della strada, sopravvalutando anche capacità e abilità personali. La velocità poi, produce brivido, eccitazione, fremito, emozioni molto coinvolgenti e forse capaci di rapire e allontanare i ragazzi dal torpore e dai silenzi della loro esistenza. Se così fosse, a poco servirebbe anche la revisione dell'insegnamento impartito nelle scuole guida, peraltro ritenuto insufficiente e inadeguato da piloti e tifosi. La sfida che rimane aperta è piuttosto quella della ricerca di strategie educative che mirino allo sviluppo completo e organico della persona. Solo attraverso un importante processo di formazione, l'individuo può diventare un attore consapevole della realtà circostante, capace di operare scelte responsabili in quanto in grado di valutare criticamente, per quanto possibile, gli effetti del proprio agire.
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