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L’impresa e la sfida della sostenibilità ambientale tra politica, economia e cultura

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Massimo Gallina - Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 307 pagine
  • Abstract
    La tesi qui presentata si propone di indagare approfonditamente gli aspetti inerenti al concetto di sostenibilità ambientale in relazione all’attività di impresa. Adottando un approccio sociologico di taglio neoistituzionalista l’analisi si struttura su più livelli (macro, meso, micro) allargando lo sguardo ad ambiti che, pur non rientrando strettamente all’interno dell’attività imprenditoriale, finiscono per condizionarla. La “sostenibilità”, a causa della sua caratteristica di essere una questione che attraversa in modo trasversale l’intera società necessita, quindi, di un approccio di studio più ampio in grado di renderne conto in modo esaustivo e completo.
    Attraverso un percorso che, a partire dall’analisi dell’andamento del fabbisogno energetico dei prossimi venti anni, e le relative implicazioni ambientali, ha poi preso ad occuparsi del concetto dell’evoluzione storica del concetto di “sviluppo sostenibile” e della sua misurazione si è arrivati a focalizzare l’attenzione sugli elementi politici, economici e culturali che contribuiscono a formare il concetto di “sostenibilità”.
    Per questo l’analisi esposta in questo elaborato prende in esame, per quanto riguarda il livello macro, i nuovi strumenti di politica industriale orientati allo sviluppo sostenibile delle attività produttive. E’ stato analizzato il carattere peculiare delle decisioni di politica ambientale ed esposte quelle comunitarie ed italiane ma, soprattutto, si sono analizzati i riflessi che queste politiche riportano sull’impresa in termini di accesso ai finanziamenti pubblici.
    In seguito è stato affrontato il livello meso, più operativamente legato all’attività aziendale e quindi più “economico”, in cui sono stati esaminati i principali tra questi strumenti con particolare riferimento a quelli volontari che sempre più, nel superamento della logica del “command-control”, tendono ad affiancarsi a quelli tradizionali di carattere fiscale, tariffario e finanziario. In particolare vengono descritti gli accordi volontari, i sistemi di gestione ambientali e della sicurezza (Regolamento EMAS, Norme ISO 14001), la certificazione di prodotto (Ecolabel) e gli strumenti di comunicazione ambientale (bilancio ambientale, rapporto ambientale, dichiarazione ambientale).
    Nell’affrontare il terzo livello, quello micro, ci si è occupati di indagare la dimensione “culturale” della sostenibilità, mettendo in evidenza gli aspetti, anche critici, dell’ambito educativo, ma rilevando anche le possibili opportunità di sviluppo di una coscienza ecologica a partire dalle nuove generazioni. L’analisi della dimensione culturale è poi proseguita, occupandosi del rapporto tra società e ambiente nell’ottica del rischio del conflitto e dei movimenti ambientalisti rilevandone, luci ed ombre.
    Infine, nella parte conclusiva, si è voluto dare un resoconto sulla possibile evoluzione che il metodo di produzione capitalistico potrebbe intraprendere per riconfigurare il proprio rapporto con l’ambiente naturale circostante in un’ottica di maggiore rispetto, di maggiore preservazione degli habitat naturali e della biodiversità, di maggiore efficienza delle risorse di cui si serve. In questa parte, inoltre, si pone in rilievo come le tecnologie già oggi disponibili, e quelle che si stanno sviluppando, sono in grado di fornire una risposta alternativa, ma altrettanto efficiente, al paradigma produttivo attuale fondato sull’aberrante logica del consumo per la produzione. Lo sviluppo di un nuova e differente logica fondata su un migliore sfruttamento delle risorse a disposizione, su una più diffusa politica del riciclo, sulla crescita più incisiva di una “coscienza ambientale” dimostra che questo problema risulta avere, di fatto, una matrice prevalentemente, se non esclusivamente, di tipo culturale.
    Ed è proprio a partire da questa convinzione, che rappresenta il filo conduttore di tutta la tesi, che nelle conclusioni si è voluto porre in evidenza come, anche grazie ai punti di affinità concettuale che si possono trovare tra sociologia ed ecologia, o meglio “scienza ambientale”, che proprio la sociologia, più dell’economia, dell’ingegneria o della politica potrà presentarsi come disciplina cardine intorno alla quale costruire una società e un futuro in cui il rispetto dell’ambiente sia considerato parte integrante della formazione culturale e morale degli individui.
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