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Dalle prime alle seconde generazioni. Donne migranti in Italia: la strada verso l'integrazione.

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Arianna Bonavita - Università degli Studi di Roma Tor Vergata - [2007-08]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 105 pagine
  • Abstract
    Il filo conduttore di questo lavoro sono le donne immigrate, donne di prima e seconda generazione, e la loro integrazione nella nostra società.
    La progressiva femminilizzazione dei flussi migratori, particolarmente ma non solo in Italia, è un fenomeno recente ed estremamente significativo, che porta le donne immigrate a modificare non solo la propria cultura, le proprie idee, il proprio stile di vita ma anche a dover affrontare situazioni in cui la loro stessa identità viene messa in discussione, il tutto con l’unico scopo di raggiungere un obiettivo: la completa integrazione nella nostra cultura.
    Come possono integrarsi nel nostro Paese? Quanto la nostra società può aiutare queste donne nel loro complesso processo d’integrazione senza che la loro identità sia annullata? Quanto l’educazione interculturale può favorire l’integrazione?
    Sono domande alle quali stiamo ancora cercando una risposta più che soddisfacente, e intanto i figli e le figlie d’immigrati, le seconde generazioni, si stanno rimboccando le maniche e stanno dando fiato alla loro voce. Non solo, ma stanno intraprendendo un lungo cammino, già cominciato dai loro genitori, per arrivare al riconoscimento della loro cittadinanza e per essere cittadini italiani a tutti gli effetti.
    La nuova presenza di donne (si parla, infatti, di “femminilizzazione dei flussi migratori”), che giungono attraverso il ricongiungimento familiare o sole in cerca di lavoro, ci porta a dover ripensare e modificare gli schemi e le categorie interpretative utilizzate fino ad oggi: essere donna immigrata non deve significare per forza essere votate ad un destino di marginalità, ma deve poter essere un valore arricchente per la società ospitante. Significa attuare una riflessione sistematica sulle donne migranti e sulla loro capacità di far coesistere in se stesse rappresentazioni, valori e credenze appartenenti sia alla modernità che alla tradizione, facendole diventare delle vere e proprie mediatrici tra culture diverse e, a volte, distanti.
    È la donna il vero motore dell'integrazione, il punto di forza su cui fare leva per il successo di politiche che superino disagi, difficoltà, paure e rischio di reazioni razziste.
    Ho voluto sottolineare non solo le motivazioni che portano una donna a scegliere di emigrare dal proprio paese, ma ho cercato di mettere in luce sia le difficoltà sia le agevolazioni che una donna può incontrare nell’accesso ai servizi, nel trovare un lavoro, nell’essere tutelata dalla legge del nostro paese. Infine ho cercato di evidenziare quanto, per una ragazza di seconda generazione, figlia d’immigrati, sia difficile convivere tra due culture, sia difficile mantenere la tradizione familiare da una parte, e quanto allo stesso tempo sia difficile non rispondere al richiamo che i coetanei e la nostra società continuano a farle. Parlare di educazione interculturale e di integrazione significa anche riflettere su come la nostra società reagisca alla sfida della crescita di nuove generazioni di migranti, al loro bisogno di non sentirsi definite come estranee.
    Centrale è il ruolo dell’educazione perché è il mezzo più efficace per raggiungere l’integrazione a tutti i livelli. Un’educazione a doppio senso: verso di noi, che dobbiamo analizzare le nostre paure e le nostre chiusure verso culture diverse dalla nostra, e verso gli immigrati, che si trovano a dover confrontarsi con una nuova realtà.
    Un percorso, una strada, quella dell’integrazione, sicuramente non priva di salite e difficoltà ma che è tutt’altro che impossibile.


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