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Sviluppo culturale e qualità televisiva: Rai e Bbc a confronto

Autore
Valentina Bruno - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2007-08]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 151 pagine
  • Abstract
    QUALITA’ TELEVISIVA E SVILUPPO CULTURALE RAI E BBC A CONFRONTO

    OBIETTIVO:
    Questo lavoro mira a comprendere le strategie d’impresa di due grandi aziende pubbliche televisive, RAI e BBC, sul tema della qualità - contenutistica e tecnica - in una chiave di lettura che comprende sia gli aspetti economico-legali sia le istanze socio-culturali connesse all’argomento.

    QUALITY POLICY
    La verifica di qualità del servizio è e deve essere un punto di forza del management aziendale: pone il telespettatore al centro dell’intero sistema, valuta i punti di forza e debolezza e opera a partire da una procedura standardizzata, che registra le esperienze dirette e indirette degli intervistati, anche rispetto alle loro esigenze e aspettative. Soddisfare tali richieste incide direttamente anche sull’accettazione della quota di servizio da parte dell’utente.
    Questo approccio salvaguarda le risorse che garantiscono l’esistenza a lungo termine di un’azienda pubblica di telecomunicazioni e la sua capacità permanente di svolgere questo lavoro. Ciò deve essere ottenuto accrescendo la reputazione d’impresa, allineando l’output editoriale con gli standard giornalistici di qualità e soddisfacendo gli obiettivi di programmazione prescritti, il tutto supportato da una politica a lungo termine che ne permetta l’applicabilità, rafforzando il brand e generando un impatto positivo attraverso le generazioni.

    METODOLOGIA:
    La tesi ha alle spalle un solido lavoro di ricerca, che non si è limitato ai soli broadcaster pubblici italiano e inglese, ma ha investito anche altri servizi pubblici radiotelevisivi (europei, americano e giapponese).
    Di questa fase iniziale resta traccia soprattutto nel capitolo conclusivo, che espone i risultati di un’importante ricerca pubblicata nel 2006 dal NHK Broadcasting Culture Research Institute, atta a confrontare ben sette stakeholder su scala mondiale, fra i quali, ovviamente, RAI e BBC.
    Per quanto riguarda la RAI, il reperimento del materiale è stato difficoltoso, in misura proporzionale all’attualità dell’argomento: se informazioni e dati possono essere reperiti per quanto riguarda le ricerche degli anni Novanta, più ci si avvicina ai nostri giorni e più il materiale inizia a diminuire. E’ per questa ragione che si è ritenuto necessario un incontro con Marcello Ciannamea (Direzione Marketing RAI) e Stefano Luppi (Direzione Relazioni Istituzionali e Internazionali) – intervista riportata in allegato alla fine del Capitolo 2 - per avere notizie più “sbottonate” sull’atteggiamento dell’azienda rispetto alle indagini qualitative.
    Per l’analisi del broadcaster pubblico britannico sono stati presi in esame in particolare l’Annual Report di Ofcom – l’Authority inglese per le telecomunicazioni– e i risultati del sondaggio on-line The Pulse, condotto dalla GFK per conto della stessa BBC.
    I suddetti documenti sono stati analizzati in lingua originale e scelti come fonti principali anche grazie alla loro attualità: l’indgine Ofcom è infatti datata Agosto 2008.

    CORE POINTS
    La discrepanza più rilevante fra l’Italia e il Regno Unito si verifica sul piano della soddisfazione, con il 43% degli utenti RAI che si giudicano soddisfatti del servizio offerto, a fronte del 59% di soddisfatti fra gli utenti BBC.
    Il dato sulla soddisfazione è in stretta relazione a quello sul “rispecchiamento” fra emittente e telespettatore ( la capacità e la responsabilità della tv pubblica di essere un mezzo di comunicazione interattivo, in cui lo spettatore-contribuente gode del diritto di esprimere le proprie idee rispetto, ad esempio, alle scelte di programmazione). Se, infatti, il 56% dei telespettatori inglesi riconosce la BBC come “la mia emittente”, la percentuale relativa agli utenti RAI scende bruscamente al 39%.
    L’impegno che mostra da anni la RAI, però, nell’approfondire la Corporate Reputation e, non ultima, la prossima analisi, propedeutica al Qualitel, mirata a definire il concetto di “valore pubblico”, indicano che l’azienda vede nella qualità un possibile inizio, un mezzo più che un fine
    Se certificata, la qualità potrebbe essere un’arma vincente per la RAI, anche al fine di recuperare il gap nel “rispecchiamento” fra abbonati e broadcaster, rafforzando così la qualità percepita, attesa ed erogata.
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