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Barack Obama: uomo marketing dell'anno

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Marcello Biscione - Università degli Studi di Salerno - [2008-09]
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  • Tesi completa: 102 pagine
  • Abstract
    Questo lavoro vuole evidenziare la presenza, ormai preponderante, della pubblicità commerciale nella comunicazione politica. Sempre di più, la comunicazione pubblicitaria classica si unisce a quella politica, applicandovi i propri canoni e le proprie regole. L’informazione politica si è così evoluta e modernizzata, allo scopo di rimanere ancorata alla società e alle sue trasformazioni: dilaga, in essa, la presenza della tecnologia e l’uso dei media a tutto campo, dai più tradizionali a quelli di nuova generazione. L’utilizzo della tecnologia è talmente ampio da essere stato coniato il termine di “Politica 2.0”. Sotto questa luce, esamineremo la campagna politica di Barack Obama, cioè il candidato democratico che si è aggiudicato le ultime elezioni presidenziali americane. Una strategia vincente, la sua, che ha molti punti in comune col marketing e con la pubblicità, tanto da ricevere un importante riconoscimento dagli esperti del settore: “Barack Obama marketer of the year 2008”. È questo il prestigioso titolo riconosciuto al neopresidente degli Stati Uniti d’America dall’importante rivista di comunicazione e marketing “Advertising Age”. La cerimonia si è svolta ad Orlando, in Florida, alla vigilia della votazione finale: Barack Obama è stato riconosciuto come “uomo marketing dell’anno”.
    Il “presidente nero” ha vinto anche questo confronto, superando i guru delle principali aziende americane. Del resto, una delle grandi capacità di Obama è quella di essere riuscito a costruire di sé un’immagine vincente, sia dal punto di vista meramente visuale e iconico, sia ad un livello più profondo, riguardante il contenuto dei suoi discorsi e della sua comunicazione. Ha saputo, cioè, costruire un sogno e venderlo meglio di chiunque altro. Uno straordinario uomo politico incarnante il leader che, dopo i vari Kennedy e Martin Luther King, l’America stava aspettando da lungo tempo.
    Politica a parte, questa storia finirà sui manuali di comunicazione anche se Obama dovesse per caso diventare il peggior presidente della storia degli Usa. Perché lui e il suo staff di public relations hanno molto da insegnare alle grandi corporazioni come alle piccole aziende. Quando, oltre il 70per cento della popolazione pensava che il Paese stesse andando nella direzione sbagliata, Obama ha coniato lo slogan “change” e si è fatto veicolo del rinnovamento. Obama, così, è diventato il “change” nella testa delle persone e ha portato i suoi avversari interni (Clinton) ed esterni (McCain) a discutere sul suo terreno di gioco, sottraendosi ai loro argomenti vincenti. Quali esperienza e le relazioni internazionali. Ha creato una grande comunità di sostenitori, ha sempre usato il “noi” nei suoi comizi, ha fatto sentire importanti i suoi elettori, li ha coinvolti, ha fatto sì che fosse facile partecipare alla sua storica corsa.

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