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Tutti i giorni a teatro, “Il palcoscenico della vita”

Autore
Giada Crispiels - Accademia di Belle Arti - [2007-08]
Documenti
  • Preview
  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 31 pagine
  • Abstract
    TUTTI I GIORNI A TEATRO
    “Il palcoscenico della vita”


    INTRO
    Scrivere di un progetto... cosa estremamente difficile perché fino a quando devi raccontare qualcosa di assodato e soprattutto quando si tratta di una raccolta di informazioni, non ci si mette in gioco, non ci si mette sul patibolo. Ma dal momento in cui scegli di esprimere il tuo pensiero, devi esser pronto anche a difendere la tua idea e prendere in considerazione l’eventualità che essa venga confutata, scoprendo così di aver lavorato tanto verso una direzione sbagliata forse. Per questo alle volte si retrocede e si finisce per imboccare una strada più certa e meno effimera.
    Ho preso l’occasione invece, in questa tesi, di propormi nella mia ancora acerba esperienza, scoprendo un nuovo amore per la scrittura attraverso l’espressione ancora una volta d’ idee, sensazioni ed intuizioni.
    Il mio argomento è la quotidianità e il teatro. Ho proposto un tema già dibattuto da studiosi, critici e in discussioni fantasiose sul significato della vita…non per questo però a mio parere esaurito.
    Per parte mia desidero affrontare dall’interno, attraverso l’esperienza personale ed i tentativi pratici la mia tesi.

    Nel mio percorso artistico fino ad oggi ho cercato dapprima di identificare il “mio” modo di “fare arte” attraverso la ricerca di un media, una tecnica: il teatro.
    Ma mi sono avvicinata alla consapevolezza che l’unico modo di farlo era lasciare spazio alla mia immaginazione e “creare” solo in base alla mia esigenza del momento, al mezzo più consono rispetto a quel qualcosa che volevo esprimere.
    Esprimere se stessi significa dare un volto, una possibilità di espressione di una parte di se, ad uno dei tanti volti che possediamo.

    Il teatro, o meglio, il lavoro dell’attore, è un mezzo per esprimere quest’idea, anche se non l’unico, esso infatti è a mio parere presente come significato intrinseco nella vita di tutti i giorni, è una naturale prosecuzione, una possibilità di essere autenticamente diversi da se stessi ed allo stesso momento pienamente in sé.
    La mia passione per il teatro è nata proprio per questa esigenza, questo bisogno di mettermi sempre alla prova, di immaginarmi in un’altra vita, vivere tutte le varianti possibili che con solo un’esistenza non si riescono a provare, ma con il teatro queste vite e i loro eventi e momenti pregnanti vengono vissuti.

    Anche nell’arte la scelta è forse una cosa che blocca, un margine che ci prefiggiamo per incanalare tutte le nostre energie.
    Anche se necessario infatti, esso può risultare alle volte limitante, specie a lungo andare, poiché semplifica esasperatamente ciò che vogliamo di noi esprimere per rendere una più facile lettura di noi al prossimo, costruendo una gabbia che ci veste stretta. Da qui l’ulteriore bisogno di rifuggirle, cercando di essere altro, per dare spazio a noi stessi interi.
    La mia performance “Belli capelli” riguarda semplicemente questa espressione, la voce ad uno dei silenzi, ad uno spazio intimo per renderlo visibile, tangibile.

    Ogni scelta che l’individuo prende per la sua vita è indice di ciò che vuol proiettare di se sul mondo, così come nell’arte viene proiettata parte di noi, di come vediamo il mondo o l’interno delle cose.

    I mille volti che nel quotidiano che indossiamo non sono una novità, sono le sfaccettature che assumiamo a seconda di luogo, persona e situazione alle quali ci rapportiamo. Come in “Uno, Nessuno, Centomila” di Pirandello, la maschera che ognuno di noi indossa diviene una componente del nostro io, quindi parte indivisibile di noi.
    Per questo ci divertiamo alle volte a mascherarci, a giocare con la nostra identità e occasionalmente a ribaltare in modo estremo ciò che siamo.

    Ognuno vede in noi una parte estranea proprio perché non riusciremo mai a vederci con i suoi occhi . Ma chi è il vero noi? Ciò che noi crediamo di essere? O forse è più vero quello che gli altri conoscono? Sono tutte domande che Pirandello ha posto nel suo capolavoro letterario.

    L’attore lavora per dividere questi volti ed assumerli nel personaggio che interpreta, individualmente, costruendo su di esso tutte le sfaccettature di un essere umano. Anche ciò che non fa parte di lui diviene la possibilità di vivere una delle possibili parti di se, magari rinnegata, oppure semplicemente non assecondata. E’ come accettare di essere tutte le persone che sei o potresti essere, e dare una possibilità a tutte queste possibili vite, vivere tante vite in una.
    Così, ogni giorno, le azioni che svolgiamo ci rendono diversi interpreti di noi stessi. Grazie alla società e al ruolo che abbiamo in essa, oppure nella nostra famiglia, o ancora con il compagno o la compagna per la vita che si ha scelto.........

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