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Società della conoscenza e mercato del lavoro

Autore
Sara Di Paolo - Università degli Studi di Teramo - [2005-06]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 42 pagine
  • Abstract
    Le organizzazioni postfordiste sono quelle che si attrezzano per far fronte alla crescente difficoltà di programmare e controllare introducendo cambiamenti che investono le modalità di organizzazione del lavoro, la struttura dei mercati, le dinamiche dell’occupazione e la natura della prestazione richiesta ai lavoratori.
    Il passaggio a nuovi assetti produttivi affonda le sue radici nel rapporto tra cambiamento della domanda di beni e servizi e la possibilità offerta dalle tecnologie di dare risposta a tale mutata domanda.
    La sfida competitiva si gioca ora sulla capacità di dare risposte differenziate a bisogni che, per l’importanza assunta da elementi di carattere sociale e culturale, non sono uniformi. In tale sfida assume un ruolo sempre più centrale la qualità della prestazione lavorativa.
    Si tratta di un modo di organizzare e di gestire l’impresa industriale nella quale le funzioni di servizio si avviano ad essere la prima linea del sistema, mentre quelle produttive diventano le retrovie.
    Il segreto della produzione sta nell’impresa-rete e nei sistemi d’impresa; il segreto delle vendite sta nei modelli personalizzati e nella rete di distribuzione in franchising.
    Oltre alle molte imprese divenute flessibili grazie alla propria struttura a rete, alcune sembrano addirittura virtuali. Esse smaterializzano la fisicità dell’impresa produttiva, sostituendola con l’immagine di una produzione regolata essenzialmente da flussi di comunicazione intercorrenti tra punti produttivi distanti.
    In nome della flessibilità e della competitività, gli imprenditori chiedono ai sindacati e ai governi di rendere più leggere ed elastiche le norme che regolano i rapporti di lavoro e di consentire che le condizioni e i trattamenti della manodopera possano oscillare e differenziarsi.
    Si parla di atypical o non standard empolyment, mentre negli Stati Uniti si privilegia l’aspetto di variabilità del lavoro, parlando di contingent labor, sottintendendo due diverse modalità di approccio al problema.
    In un quadro articolato come quello descritto, per riuscire a comprendere adeguatamente il lavoro contemporaneo è utile partire dai suoi contenuti.

    Oggi, in una fase di grandi incertezze per il futuro delle nuove generazioni, nel lavoro, nella vita, negli stessi riferimenti ideali e di valori, rischiamo di essere la prima generazione, dal dopoguerra in poi, che non sarà in grado di consegnare al futuro qualcosa di meglio di quello che ha avuto in eredità, nei diritti del lavoro, nelle tutele collettive, nei diritti previdenziali, nella certezza di riferimenti ideali su cui poter contare.
    Negli ultimi anni, dunque, si registra una crescita sempre maggiore del lavoro precario e dei contratti atipici.
    La atipicità del momento richiede un tempestivo recupero dell’ interesse alle trasformazioni sociali in atto e la necessità di educare e guidare la nostra e le future generazioni nella costruzione di un mondo alternativo a quello della precarietà, dell’individualismo.
    È quindi di fondamentale importanza ritornare ad uno spirito di coinvolgimento e di sentita partecipazione alla costruzione di una società in cui le parole d’ordine dovranno essere libertà, dignità e giustizia sociale.
    Lo scollamento tra le nuove generazioni ed i cambiamenti in atto pare ancor più paradossale nella realtà odierna, in cui assistiamo ad una rivoluzione dei mezzi di comunicazione.
    Negli anni della “stigmatizzazione” dei mass-media, visti troppo spesso come strumenti di manipolazione del libero pensiero, è necessario che questi tornino ad essere veicoli di trasmissione di idee positive.
    Sono questi anni in cui si rischia che alla grande disponibilità di sofisticatissimi mezzi di comunicazione si risponda con la mancanza di un “pensiero forte”.
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