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Due metà di una stessa totalità? Differenze e affinità tra gruppi musicali rock e gruppi di musica “colta” in un contesto locale.

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Chiara Nozza - Università degli Studi di Bologna - [2007-08]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 304 pagine
  • Abstract
    Il corrente lavoro utilizza, creando un punto di convergenza, i due estremi della “grande sociologia” di T. W. Adorno da una parte, con i suoi preziosi spunti metodologici e teorici, e quello ristretto e localizzato delle “piccole” ricerche etnografiche della nuova sociologia dall’altra (De Nora 2000 e 2003), passando per i suggerimenti ricavati dagli studi delle teorie sottoculturali.
    Secondo i termini proposti dalla sociologa americana Tia Denora si possono individuare infatti « ... una “grande tradizione” di sociologia dell’arte ... basata sulla decodifica di significati sociali a partire dalla lettura stessa, interna, delle opere artistiche, e una “piccola tradizione”, che opera su scala micro con ricerche empiriche dettagliate e sul campo indagando i processi di produzione e consumo artistico» (Santoro 2004a, 40). Le definizioni “grande” e “piccola” tradizione si riferiscono dunque ad un diverso modo di fare ricerca.
    Lo scopo della mia ricerca è stato quello di far dialogare le due tradizioni della “grande” e della “piccola” sociologia della musica, usando concetti, categorie e suggestioni della prima per cercare di catturare quello che succedeva su scala micro in un preciso contesto socio-musicale. Compiendo questa operazione ho potuto valutare quanto la grande tradizione possa essere utile per porre interrogativi e risolvere apparenti contraddizioni dalle testimonianze racccolte o dalle situazioni osservate. Nello stesso tempo però essa non è sufficiente a rendere conto della complessità della vita musicale in un territorio come quello da me studiato. Infine con la mia ricerca ho messo alla prova una serie di metodi e strumenti ripresi dalla più recente sociologia della musica di impostazione etnografica, quella che DeNora appunto chiama la “piccola” tradizione della sociologia dell’arte (Hennion 2000; De Nora 2003).
    In particolare l’intento del mio lavoro era quello di rilevare e analizzare le idee, i punti di vista e le testimonianze dei musicisti di un contesto locale in merito ad alcuni argomenti come il rapporto con la musica suonata e spesso anche composta, quello col pubblico, o meglio coi pubblici, e infine con il mondo dell’industria discografica e delle istituzioni pubbliche e private.
    La località scelta per questo studio di caso è stata Imola, cittadina della provincia bolognese che ho potuto conoscere durante l’attività di Servizio Civile Nazionale, svolta nell’anno accademico 2006/2007 presso l’Ufficio Progetto Giovani e il centro musicale Ca’Vaina.
    Il risultato dello studio sui musicisti locali è stato duplice: da una parte ha permesso di rilevare le novità, le differenze e le eccezioni rispetto alla rigidità dei paradigmi e dei modelli interpretativi adorniani; dall’altro ho potuto spiegarle e collegarle alle peculiarità del contesto socio-culturale.
    Due metà di una stessa totalità, significa infatti comprendere anche la posizione che ciascun mondo, scena o collettivo musicale considerato occupa all’interno della vita sociale imolese. L’attività dei musicisti dei diversi mondi locali poteva far emergere come quest’ultima rifletteva non solo le tendenze sociali dominanti della società generale, ma anche quelle più specifiche e territorialmente radicate del luogo in cui si sono formati come musicisti e cittadini (Cohen 1999; Finnegan 1989). L’analisi del binomio musica/contesto locale è risultato più facile nel caso dei gruppi musicali rock di base, la cui attività risulta più ancorata al territorio imolese.
    Ci sono alcune domande che hanno accompagnato la mia ricerca: cosa vuol dire essere un musicista di musica “colta” a Imola al giorno d’oggi? E di musica jazz? E cosa vuol dire essere musicista rock invece? Cosa impedisce che la musica “colta” o jazz sia largamente diffusa e praticata anche dagli amatori e cosa, al contrario, impedisce che la musica rock diventi il pretesto della crescita musicale per molti aspiranti musicisti? Quali sono le condizioni e i limiti materiali, economici, formativi che determinano queste differenze? E in che modo sono collegate al modo di concepire, giudicare e organizzare queste diverse realtà musicali?
    Amatore e professionista, così come il fatto che la prima condizione sia più diffusa nel mondo rock mentre la seconda sia imperante in quello della musica classica, indicano una differenza non solo di aspirazioni e esigenze, ma anche di capacità e di possibilità di coltivarle. A loro volta però sono sintomatiche dei diversi modi in cui la musica nella sua totalità è suddivisa e gerarchizzata, considerata e studiata, vissuta e praticata dentro la realtà, concretissima, delle istituzioni, delle scuole, dei programmi scolastici e delle manifestazioni culturali della città analizzata.


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