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La Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne

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Valentina Pennacchio - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2007-08]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 128 pagine
  • Abstract
    Il presente lavoro riguarda la prospettiva di genere, per cui i diritti delle donne nello scenario internazionale. Tali diritti sono suggellati dalla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, nota con l'acronimo CEDAW, adottata dall'Assemblea generale il 18 dicembre 1979. Si tratta di un testo giuridicamente molto importante e, ovviamente, vincolante per gli Stati parti che prescrive una tutela di impostazione negativa nei confronti delle donne, volta a proibire le discriminazioni, nonchè le cosiddette "azioni positive". La sensibilità rispetto questa tematica è cresciuta soprattutto negli ultimi decenni grazie al ruolo dell'ONU, che ha promosso numerose Conferenze ad hoc (prima fra tutte Pechino 1995), e le sue agenzie specializzate. Il discorso sui diritti umani, e nello specifico, quello sui diritti delle donne presuppone una riflessione obbligata sulla validità e l'efficienza degli strumenti di garanzia internazionali. In tal senso prendiamo in esame il ruolo del Comitato (disciplinato dalla parte quinta della CEDAW (artt. 17-22), organo preposto a verificare eventuali violazioni di obblighi giuridici, ma il cui carattere operativo e funzionale è piuttosto limitato. Il caso di prassi preso in considerazione, Ciudad Juarez (Messico), mostra in maniera evidente questi limiti. La tutela internazionale è carente. Nonostante siano anni che il Messico è protagonista di gravi e sistematiche violenze, nonché omicidi, nei confronti delle donne, nessun procedimento sanzionatorio che abbia un'efficacia giuridica è scattato. Le raccomandazioni del Comitato CEDAW si qualificano pertanto come meri atti di soft law per cui atti non vincolanti sotto il profilo giuridico, che intaccano solamente la credibilità internazionale dello Stato, rappresentando una condanna morale e politica, ma non inficiando la "condotta giuridica". E' ovvio, dunque, che bisognerebbe ottimizzare la procedura di tutela sul duplice piano nazionale e internazionale, nonché promuovere una capillare informatizzazione dei significati e i contenuti della CEDAW tra uomini e donne, perché possano in maniera consapevole e comune agire in difesa dell'identità, la dignità e la ricchezza che le donne possiedono, soprattutto nei Paesi caratterizzati da una cultura di genere estremamente iniqua a causa di tradizionalismi fortemente radicati.
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