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La realtà attraverso il fumetto. Tecniche di narrazione e potenzialità comunicative del ''fumetto di realtà'': il reportage Palestina di Joe Sacco

Autore
Francesca Curtol - Università degli Studi di Bologna - [2004-05]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 187 pagine
  • Abstract
    Questa tesi si propone di dimostrare le potenzialità artistiche, letterarie, sociali e comunicative del fumetto, con particolare riferimento al comic journalism, filone recente e ancora tutto da esplorare. Uno dei pionieri di questo genere è Joe Sacco, la cui opera Palestina, una nazione occupata è stata analizzata in questo lavoro da una prospettiva formale, contenutistica ed ideologica.
    L’analisi degli aspetti formali, svolta nella Parte I di questo lavoro, dimostra che il fumetto è un linguaggio autonomo a tutti gli effetti attraverso il quale è possibile trattare coerentemente qualsiasi argomento, dalla gag comica al dramma sociale. Nonostante tale potenzialità comunicativa, fino al 1950 il fumetto è considerato mero intrattenimento. I pregiudizi sono alimentati dalla sterilità produttiva dell’industria capitalistica editoriale la quale tende a favorire fumetti ottenibili in tempi brevi e a bassi costi, con conseguente abbassamento didattico e qualitativo del fumetto. La riqualificazione artistica e intellettuale di questo medium avviene nel corso degli anni Sessanta, grazie alla rivoluzione del movimento underground e all’affermazione del fumetto d’autore. In anni più recenti, artisti come Art Spiegelman, Marjane Satrapi e Joe Sacco esprimono efficacemente la capacità del fumetto di raccontare storie di attualità al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale circa le grandi contraddizioni odierne come il dramma dell’olocausto, in Maus, la rivoluzione islamica, in Persepolis, le condizioni di vita nei Territori Occupati, in Palestina. Il fumetto dimostra così che il suo linguaggio può affrontare in maniera esauriente, argomenti tutt’altro che frivoli.
    L’opera di Joe Sacco, analizzata nella Parte III di questa tesi, costituisce un esempio particolarmente rappresentativo di fumetto “impegnato”. Più specificamente, Palestina si inserisce nel filone del “reportage a fumetti”, che si modella sulle strutture convenzionali del giornalismo tradizionale scritto e audio-visivo (interviste, testimonianze, vita in presa diretta e figura del reporter). Anche il metodo di lavoro di Sacco non differisce sostanzialmente da quello di un giornalista. L’autore si reca direttamente nei luoghi che intende descrivere, raccoglie informazioni, testimonianze, registra l’ambiente attraverso le foto e le sue impressioni personali e, a casa, organizza i frammenti di vita raccolti e li traduce in immagini grafiche dall’alto valore comunicativo ed emozionale.
    Le differenze tra un reportage come quello di Joe Sacco e un reportage giornalistico tradizionale si possono riassumere in due punti. Il primo punto concerne i contenuti affrontati. Palestina focalizza sulle condizioni di vita del popolo palestinese, perlopiù sconosciute all’opinione pubblica occidentale a causa delle informazioni spesso spicce, negligenti e parziali dei media ufficiali. La seconda differenza concerne il medium utilizzato per riportare le informazioni. E il fumetto pare in grado di costituire una valida alternativa ai media informativi tradizionali.
    Non solo, in opere come quella di Joe Sacco, il fumetto dimostra di possedere potenzialità comunicative persino maggiori. In primo luogo riesce a coinvolgere ampi strati dell’opinione pubblica grazie alla sua forma grafica piacevole, popolare ed accattivante. In secondo luogo il fumetto ha la possibilità di condensare e presentare simultaneamente, in poche immagini, i molteplici aspetti (storici, politici, umani e ambientali) di una questione complessa. In Palestina le traduzioni grafiche degli ambienti, le testimonianze dei palestinesi, le informazioni storiche e politiche e il pensiero dell’autore, si sovrappongono continuamente ad ogni pagina formando un tutt’uno che rende avvincente, dinamico ed esaustivo il racconto.
    In terzo luogo il fumetto è fondato sulla lentezza, sia di creazione sia di fruizione. L’autore non deve fare i conti con la velocità di esecuzione e può così riflettere e maturare un giudizio sui frammenti raccolti sul campo. Dal canto suo, il lettore non è travolto dalle immagini veloci di un video e ha tutto il tempo per gustare gli aspetti artistici e narrativi dell’opera e per riflettere sugli aspetti contenutistici.
    Sacco ha sfruttato pienamente tutte queste potenzialità e ha così dimostrato come il fumetto possa rappresentare una valida alternativa al giornalismo tradizionale sia dal punto di vista formale e comunicativo, sia dal punto di vista contenutistico e morale.
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