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Mente e cultura: dove nasce la cultura?

Autore
Simona Giorgi - Università degli Studi Roma Tre - [2007-08]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 141 pagine
  • Abstract
    Il mio obiettivo è stato quello di studiare il rapporto tra mente e cultura. Nelle riflessioni delle teorie antropologiche e sociologiche c’è stata una ricorrente tendenza a considerare marginalmente i dati e le ipotesi provenienti dalla psicologia o, più decisamente, a rifiutare in modo chiaro il contributo dei fattori psicologici nella spiegazione dei fatti culturali e sociali. Si è sottolineata l’indipendenza della cultura e della società dalle menti individuali e la manipolazione di queste ultime da parte della società stessa. Il fatto sociale risulta quindi essere assolutamente autonomo dalla natura umana: da ciò dipende la concezione di un individuo prodotto stesso dei fattori esterni (socio-culturali); dunque la biologia è solo un aspetto marginale della sua natura. Da queste considerazioni si sviluppa una sorta di “antipsicologismo” delle scienze sociali che vede la mente umana come un semplice ricettacolo in cui entrano ed escono rappresentazioni culturali, trascurando però ciò che realmente accade all’interno della mente stessa. Da questo presupposto si è sviluppata la necessità di adottare una nuova posizione per lo studio psicologico della cultura, il cui punto di partenza è dato dalla constatazione che il luogo della cultura non è né esclusivamente esterno e dunque fuori dalla mente, né esclusivamente interno e dunque dentro la mente. In maniera diversa ma a tratti complementare numerosi studiosi del calibro di Sperber, Dawkins, Richerson e Boyd hanno fornito il loro contributo a proposito del rapporto mente/cultura. Sperber fornisce una spiegazione psicologica della cultura, sottolinea l’influenza dei processi cognitivi sulla cultura poiché essa è, sia una conseguenza che una manifestazione delle abilità cognitive umane. Ognuno dei nostri cervelli individuali è abitato da un gran numero di idee che determinano il nostro comportamento. Un’idea nata nel cervello di un individuo, può avere discendenti che le somigliano nel cervello degli altri individui. Le idee possono essere trasmesse e, nella trasmissione da una persona all’altra, si possono anche diffondere. Alcune si propagano così efficacemente che, in versioni differenti, possono finire per invadere stabilmente intere popolazioni. La cultura è fatta prima di tutto di queste idee contagiose. Spiegare la cultura significa spiegare perché e come alcune idee sono contagiose. Ciò richiede lo sviluppo di una vera e propria epidemiologia delle rappresentazioni. Dawkins ha reso popolare l’idea che la cultura sia fatta di unità, da lui denominate memi, le quali al pari dei geni, vengono riprodotte e selezionate. Egli ha adattato il modello darwinista della selezione alla cultura. La cultura diventa contagio nel vero senso del termine. L’evoluzione culturale e quella biologica sono legate da un rapporto molto stretto. Dunque gli elementi fondamentali della cultura sono le “idee”, i memi appunto, che trasmettiamo continuamente a coloro che vengono a contatto con le nostre parole. Secondo l’etologo inglese, però, i geni agiscono in modo egoista: infatti l’individuo non può interferire in alcun modo con la sua evoluzione genetica, che è come una forza alla quale non si può ribellare. Gli uomini, come gli altri esseri viventi, altro non sono che “macchine da sopravvivenza”, ovvero mezzi utilizzati dai geni per replicarsi e propagarsi secondo una logica di egoismo puro. La trasmissione culturale quindi sarebbe analoga alla trasmissione genetica in quanto, sebbene sia normalmente di tipo conservativo, può dare forma ad un certo tipo di evoluzione. In questo quadro si inseriscono Richerson e Boyd che sviluppano una teoria naturalistica della cultura interpretando in modo radicale la teoria darwiniana. Proposero una variante nota come teoria dell’evoluzione culturale basata su meccanismi di co-evoluzione geni-cultura. In particolare hanno dimostrato come biologia e cultura siano inestricabilmente correlate e come solo uno sguardo critico che le abbracci entrambe possa permettere una comprensione più approfondita della natura umana. Richerson e Boyd sostengono che l’evoluzione della cultura abbia portato a cambiamenti fondamentali nel modo in cui la nostra specie reagisce alla selezione naturale. Domandarsi se il comportamento sia determinato dai geni o dall’ambiente è privo di senso. Ogni singolo pezzetto del comportamento di ogni singolo organismo che vive sulla terra deriva dall’interazione fra le informazioni genetiche contenute nell’organismo e le proprietà del suo ambiente. La cultura combina eredità e apprendimento in un modo che non si può suddividere nella parte genetica e in quella ambientale. Gli elementi genetici della nostra psicologia modellano la cultura, allo stesso tempo la selezione naturale che agisce sulla variazione culturale ha modellato gli ambienti in cui si è evoluta la nostra psicologia. Questa dinamica coevolutiva rende i geni soggetti alla cultura e la cultura soggetta all’influenza genetica.
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