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Città della Scienza: dalla funzione formativa alla funzione spettacolare

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Patrizia Ciuferri - Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma - [2006-07]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 217 pagine
  • Abstract
    Città della Scienza è una giovane comunità che vive e lavora in una vecchia fabbrica chimica, recuperata con un’ elegante operazione di archeologia industriale e affacciata sul Golfo di Napoli, sotto la collina di Posillipo, tra Nisida e Bagnoli.
    65.000 mq su cui si distende la più moderna interpretazione di un concetto, anzi di un valore, che è uno degli elementi fondanti della costituzione mai scritta ma operante da almeno quattrocento anni nella «Repubblica della Scienza»: comunicare tutto a tutti, per rendere il sapere scientifico un bene a disposizione non di questo o di quello, ma dell’intera specie umana .
    Il contrasto tra la bellezza del paesaggio, l’eleganza della struttura, la generosità dell’aspirazione e la carcassa degradata di quello che fu il cuore industriale di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia e che ora giace stesa intorno a Città della Scienza, non potrebbe essere, come si usa dire, più stridente e più simbolico al tempo stesso.
    La sfida più importante per me, sarà perciò, non tanto comunicare la nascita e lo sviluppo ‘materiale’ della struttura, quanto riuscire a trasmettere il senso dell’impegno e la tenacia ideologica con cui si sono raggiunti tali risultati.
    La carta vincente di Città della Scienza è proprio questo: aver avuto un’ottima idea di base ed aver cercato di fonderla con il tessuto socio-culturale, sfruttando nel modo migliore la riconversione industriale, cambiando il tipo di produzione, da quella industriale a quella culturale.
    E’alla fine degli anni ’80, che Silvestrini e il suo giovane staff (altro punto di forza, secondo me, della Fondazione Idis, che rende merito ancor di più, se possibile, al grande Silvestrini) intraprendono, con la mostra scientifica Futuro Remoto, il viaggio stupendo che li ha condotti ad essere oggi, il miglior museo scientifico d’Europa.
    Saranno illustrati tutti i passi dell’iter burocratico che l’odierna Fondazione Idis ha dovuto mettere in atto per fondare il proprio statuto e per arrivare al punto a sviluppare il nodo centrale dell’elaborato: quello che è oggi Città della Scienza, e come assolve le sue funzioni, che sono principalmente quella formativa e quella spettacolare, o meglio, riuscire a dimostrare come la funzione spettacolare, in Città della Scienza si mette a servizio di quella formativa.
    E poi dopo questa breve premessa, si è finalmente pronti ad entrare in Città della Scienza, in un’immaginaria visita che possa servire da guida per inoltrarsi in ogni sezione che compone lo science centre di Bagnoli: dal recupero architettonico esterno di Pica Ciamarra, passando per le varie sezioni espositive del museo vivo, fino agli exhibit interattivi, hands on, della Palestra della Scienza, per giungere all’Officina dei Piccoli e guardare con lori occhi il mondo, fino ad un accenno di due sezioni fondamentali ma non propriamente tangibili. Nell’ultima parte di questo capitolo centrale, una digressione dal titolo “Imparare attraverso le emozioni”, traccia le linee guida di come il teatro può diventare un metodo di insegnamento, e soprattutto come può diventare maestro di insegnamento per la scienza; in modo particolare come il palcoscenico possa diventare il palcoscenico della scienza, nonostante teatro e scienza siano spesso considerati due ambiti del sapere disgiunti e apparentemente inconciliabili; eppure il tema scientifico possiede da sempre un lato spettacolare che lo rende curioso e attraente.
    E ciò succede non solo a Bagnoli, grazie al gruppo teatrale “Le Nuvole”, ma anche nel resto d’Europa; di qui le testimonianze portate a alla Conferenza Europea sugli science centre di Lisbona, da alcune simili realtà europee.
    Chiude questo terzo capitolo una delucidazione riguardo le modalità di selezione degli operatori scientifico-teatrali e sul ruolo del comunicatore.
    La quarta parte è corredata da una serie di interviste raccolte direttamente da me sul campo, grazie alla collaborazione e alla disponibilità della segreteria organizzativa della Fondazione Idis e delle persone intervistate (devo dire che la disponibilità è una risorsa e un elemento che nel mio caso ha contraddistinto in maniera particolare la mia collaborazione con Città della Scienza- Fondazione Idis, nonché punto di forza della Fondazione stessa), quattro illustri personaggi che hanno fatto la storia e il passato di Città della Scienza, uno su tutti Vittorio Silvestrini, e l’Arch. Carla Giusti direttore dello science centre, e a che sicuramente arricchiranno il presente insieme ad Emilio Balzano responsabile della Sezione Didattica, e al giovane Enrico de Capoa, che cura la sezione scienza de “Le Nuvole”.
    Nel quinto ed ultimo capitolo, da titolo “Progetti per il futuro” si è ritenuto opportuno, mettere in risalto i progetti di cooperazione internazionale, che vedono la scienza linguaggio di pace, ormai in atto in Medio Oriente, mettendone in luce le fasi e i punti di forza.



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