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La comunicazione politica al femminile. Teoria e casi.

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Valentina Piperno - Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 103 pagine
  • Abstract
    Tramite questo lavoro cercheremo di indagare proprio uno degli ambiti dove la parità fra i sessi non è ancora pienamente realizzata analizzando la scarsa (per molto tempo la vera assenza) presenza delle donne nelle istituzioni politiche.
    Il fulcro del progetto si basa sulla possibilità di individuare un particolare stile comunicazionale delle donne, una volta che queste raggiungono gli scenari tipicamente maschili della politica, e come tale stile possa distinguersi da atteggiamenti e comportamenti tipici degli uomini in politica.
    Il campo della comunicazione politica infatti è stato ancora poco “scandagliato” e analizzato secondo la variabile di genere e di conseguenza l’analisi si è basata principalmente sull’osservazione empirica di persone, ovviamente donne, “immortalate” durante discorsi, dibattiti e interazioni personali con i propri cittadini-elettori.
    Cercheremo di offrire un quadro di riferimento relativamente al dibattito, scientifico e soprattutto filosofico, nato intorno alla questione delle differenze di genere. Queste, infatti, sono considerate all’origine del sistema di disuguaglianze che si è venuto a creare nel corso dei secoli e che ha dato origine allo status di inferiorità e marginalità delle donne.
    Spiegheremo il motivo che ha indotto gli intellettuali, ma soprattutto le intellettuali, ad abbandonare la denominazione di “differenze di sesso” in favore di quelle “di genere”, e si fornirà un sintetico quadro relativamente alle “Gender theories” e allo sviluppo proposto da Rosi Braidotti relativamente ad una soggettività femminile contemporanea.
    Verrà successivamente percorso un excursus storico dalla nascita del femminismo, delle rivendicazioni femministe e dei diritti fondamentali delle donne, fino ai giorni nostri, trattando dello loro attuali conquiste, ma anche difficoltà e asperità.
    Si mostrerà la situazione delle donne nelle istituzioni politiche, evidenziando le distinzioni fra la condizione delle donne nei Paesi di matrice protestante e in quelli cattolici, per poi analizzare il caso specifico italiano a confronto con il modello più evoluto dei paesi scandinavi.
    Dopo questo quadro introduttivo, analizzeremo il “corpo mediale del leader”. Il corpo del leader, infatti, da sempre terreno semiotico e pregno di significati, costituisce nell’attuale società dell’immagine e dei mass media un utilissimo strumento di comunicazione e di attrazione. Con l’avvento delle nuove tecnologie, e soprattutto della televisione, si è però passati da una deificazione del corpo alla sua dissacrazione, tramite la messa in scena di tutti i suoi aspetti e lati più quotidiani, che rendono il leader sempre più “uomo comune” e vicino a noi.
    Come si differenzia poi il corpo di un leader “al maschile” da quello “al femminile”? Ci sono modi diversi di rappresentarli e di metterli in scena?
    Si tratterà della comunicazione politica, di come sia nata questa disciplina e di come si sia sviluppata negli ultimi decenni, per poi individuare i differenti modi di comunicare delle donne, sia attraverso le parole, che attraverso gesti e comportamenti, quindi attraverso una comunicazione non verbale.
    Infine, cercheremo di applicare quanto fino ad allora esposto a casi di donne reali, che si sono date o stanno dando battaglia per guadagnare un posto di rilievo negli scenari politici di rilievo internazionale.
    Donne come Evita Perón o Margaret Thatcher nel passato o Ségolène Royal e Angela Merkel nel presente, saranno i nostri campi di indagine per arrivare a definire una i tratti di una “comunicazione politica al femminile”.
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