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Adolescenza e ''adolescenze estreme'' - Viaggio attraverso il disagio adolescenziale

Autore
Silvana Grandizio - Università degli Studi di Firenze - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 173 pagine
  • Abstract
    Questo lavoro affronta il tema dell’adolescenza e del disagio adolescenziale tracciando un percorso che va dai comportamenti a rischio tipici dell’età’ ai comportamenti puramente devianti. L’analisi dei fattori che interagendo fra loro possono produrre delle personalità instabili tali da diventare pericolose per sé e per gli altri.Particolare attenzione e’ stata prestata in questo lavoro all’abuso di sostanze psicoattive, ma sono state esaminate con cura anche altre forme di devianze (bullismo - abbandono scolastico ecc).Probabilmente ciò che distingue questo lavoro da molti altri che si sono occupati dello stesso tema è lo stretto legame che viene istituito tra i comportamenti a rischio e la graduale scomparsa dei riti di passaggio nella società occidentale. La tesi di fondo è che la mancanza di riti di passaggio, spinga molti adolescenti, nell’ambito del gruppo dei pari, ad adottare comportamenti tendenti a rievocare la ritualità delle antiche prove tribali ed ottenere per via traversa quell’attestato di adultità di cui l’attuale società sembra disinteressarsi. Il fumo della prima sigaretta può essere considerato uno dei primi riti di passaggio verso l’adultità , una prova di coraggio che ha la funzione di far sentire i ragazzini introdotti nel “club di quelli che fanno le cose da adulti.”Il piacere , non è secondario all’interno di questa dinamica. Agli occhi degli adolescenti , infatti, la dimensione adulta è quella che consente l’approccio con una serie di piaceri che ai ragazzini sono tassativamente vietati: il piacere sessuale naturalmente, il piacere della vertigine (per lo più legato all’ebbrezza della velocità), il piacere dell’intorpidimento fisico, dell’alterazione percettiva e così via. I riti di passaggio, sotto questo aspetto, evidenziavano due elementi chiave: che il passaggio all’adultità e quindi l’incontro con la dimensione del piacere poteva avvenire solo se l’individuo dimostrava di aver un elevato potere di controllo su di sé, controllo che avrebbe improntato tutta la sua condotta di uomo maturo;la capacita’ di assumersi un carico di responsabilità, da affrontare con la stessa forza e coraggio richiesti dalla prova rituale.Mentre negli attuali riti di passaggio, riproposti autonomamente dagli adolescenti sembra sia stato completamente espunto l’aggancio col dovere, tendendo preferibilmente verso la consumazione del piacere. Il pericolo di adolescenze devianti si annida esattamente qui, e cioè nel rischio che i ragazzi non riescano ad esercitare nessun vero controllo sulle proprie reazioni al piacere e si ritrovino ben presto coinvolti in una spirale che può avere esiti anche drammatici. Una delle ipotesi, infatti presentate in questo lavoro è che gli adolescenti che si lasciano travolgere da questa spirale, trasformando gli iniziali comportamenti a rischio in una vera e propria devianza, siano quelli con una struttura psichica particolarmente labile. Per costoro l’incontro con un comportamento atto a procurare piacere (droga, alcol, ebbrezza da velocità, videodipendenza, ecc.) diventa catastrofico non tanto per la potenza dirompente della sostanza o per il piacere legato ad una particolare performance ; quanto per la possibilità che la sostanza o la performance hanno di risultare più saldi dell’articolazione psichica con cui vengono a contatto. Ovvero che la strutturazione psichica di tali individui sia talmente carente da consentire alla sostanza o alla performance di diventare il più importante ponte con la realtà esterna e subordinare ogni altro elemento alla sua soddisfazione. Ma per esplicare a dovere tale supposizione è stato necessario percorrere un viaggio attraverso una ricostruzione delle analisi sulla psiche, a partire dalle prime formulazioni freudiane, per passare poi alle integrazioni di Melanie Klein e, in seguito, più analiticamente, a quelle di Donald Winnicott e John Bowlby e alla sua teoria dell’attaccamento. Ovviamente il ventaglio delle scelte era praticamente sterminato, ma abbiamo deciso di concentrare l’attenzione su queste due impostazioni teoriche avendo constatato anche la crescente portata del consenso che viene attualmente riservata alle ipotesi promosse da Bowlby. La quale sembra avere una forte ricaduta su tutti i fenomeni riguardanti la strutturazione della psiche umana, proprio per questo abbiamo cercato di comprendere fino a che punto la teoria è in grado di descrivere la nascita di inadeguatezze strutturali nella psiche degli adolescenti o se per caso, non risulti più puntuale e affidabile n’interpretazione maggiormente legata alla classica impostazione psicoanalitica.
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