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Politiche di cooperazione italiana e sviluppo dei PVS: il caso della Tunisia

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Martina Marciano - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 227 pagine
  • Abstract
    Ogni legislatura, dal 1987 ad oggi, vede presentarsi in Commissione Affari Esteri una proposta di riforma della legge 49/87, legge che disciplina la cooperazione allo sviluppo italiana, ma nessuna di queste proposte riesce a trovare una maggioranza abbastanza larga e trasversale degna dell’importanza dell’argomento, un po’ per motivi politici, molto a causa delle pressioni delle lobbies interessate ai fondi messi a disposizione dalla cooperazione, come le ONG, gli enti locali, il mondo economico (es. Confindustria).
    Dai dati analizzati in questo studio si evince chiaramente che la cooperazione italiana allo sviluppo, così come impostata e interpretata fino ad oggi, non assolve ad un ruolo utile e proficuo nelle economie donatrici e riceventi.
    Molti progetti, infatti, non vengono portati a termine, per esaurimento fondi o per incongruenza tra il progetto stesso e il territorio o il popolo nel quale dovrebbe perfezionarsi.
    Privilegiando il tipo di cooperazione detta “decentrata”, e quindi frastagliata, invece di dare un indirizzo unitario e politicamente rilevante sullo scacchiere internazionale, l’Italia perde sempre più la possibilità di giocare un ruolo centrale sullo scenario mondiale, relegandosi a mera inseguitrice del resto degli Stati Europei in particolare e mondiali in generale, delegando a questi il ruolo di leadership.
    Il nostro Paese dovrebbe, invece, appropriarsi di un ruolo di guida che era vicina dal conquistarsi non troppi anni fa.
    In particolare, con lo spostamento del baricentro dell’Europa verso Est in seguito agli ultimi allargamenti, obiettivo che può ragionevolmente porsi l’Italia è quello di un potenziamento dei rapporti politico – commerciali con i Paesi del Bacino del Mediterraneo, in particolare Maghreb e Mashrek, con i quali storicamente ha avuto importanti relazioni mercantili e diplomatiche, soprattutto per via della vicinanza geografica.
    i Paesi che si affacciano sulla riva Sud del Mediterraneo presentano economie in costante crescita e sviluppo industriale in via di stabilizzazione; questo vuol dire non solo aumento della ricchezza pubblica, ma soprattutto di quella privata, aumento degli stipendi e quindi del benessere, quindi possibilità di accedere a nuovi mercati aventi nuovi consumatori sempre più esigenti e sempre più disposti a spendere per migliorare le proprie condizioni sociali.
    Inoltre queste realtà vedono migliorare la qualità e la professionalità dei propri lavoratori, che spinti da un clima di ottimismo impiegano gran parte delle loro energie formandosi e migliorando la propria cultura, in particolare quella tecnica e scientifica, tipo di cultura che dagli ultimi studi risulta scarseggiare nel nostro Paese.
    Le aziende italiane l’hanno capito e internazionalizzano e commercializzano sempre più con le aziende maghrebine, ma questa iniziativa privata dovrebbe essere accompagnata anche da interventi istituzionali spesso carenti.
    Particolare attenzione deve essere posta su un Paese come la Tunisia: seppur piccolo, sono solo 140 Km di mare che separano le sue coste da quelle dell’Italia, inoltre ci sono delle zone della Sicilia che si trovano più a sud di alcune zone della Tunisia, il che vuol dire che il clima simile favorisce lo spostamento di imprese e imprenditori verso tale Paese. La sua posizione geografica lo rende, oltre che vantaggioso dal punto di vista climatico, anche dal punto di vista della centralità nel Mediterraneo.
    I due Paesi, infatti, si trovano esattamente nella parte centrale del Mare di Mezzo, e dai loro territori, quindi, si può creare un centro di smistamento delle merci sia verso est che verso ovest, ma anche verso il nord dell’Europa attraverso le regioni del nord Italia e verso l’Africa Centrale scendendo la Tunisia e attraversando Libia ed Algeria.
    Per di più la Tunisia è uno dei Paesi del Nord Africa meno soggetto a conflitti, sia interni (spesso causati da estremisti islamici) che con Paesi limitrofi, e soprattutto dopo la stipulazione dell’Accordo di Agadir tra Marocco, Tunisia, Giordania ed Egitto, potrebbe ricoprire una funzione di mediazione tra questi Paesi, l’Europa e i suoi confinanti Algeria e Libia
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