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Tra antropologia e turismo. Viaggio verso nuove forme di autenticità.

Autore
Monica Mazziotti - Università degli Studi di Bologna - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 134 pagine
  • Abstract
    Questo lavoro è un studio antropologico sul turismo, più precisamente sulle due figure epistemologiche che sono state ritenute essenziali per l’intelligibilità del fenomeno, ovvero la figura del viaggio e quella dell’ospitalità.
    Con la prima, la figura del viaggio, si intende indagare non soltanto il movimento spaziale dell’individuo, un movimento volontario, circolare, dalla struttura tripartita che prevede una partenza, un transito e un ritorno, ma anche tutte le motivazioni individuali e collettive, sociali e psicologiche, storiche e universali che inducono l’individuo a compiere un viaggio a scopo turistico.
    Con la seconda, la figura dell’ospitalità, si è proposta invece un’indagine su tutte quelle dinamiche, sovente costellate da equivoci e fraintendimenti, ricche di luoghi della ribalta e del retroscena, come li definisce Goffman, che vengono messe in atto ogni qual volta avviene l’incontro tra i due soggetti della relazione turistica, gli ospitati, coloro che viaggiano, e gli ospiti, nativi e locali che accolgono i turisti una volta giunti a destinazione.
    Prima però di addentrarsi nello specifico delle teorie e delle prospettive di analisi che si sono sviluppate intorno a questa tematiche, si è ritenuto opportuno fare una sorta di premessa in grado di inquadrare il momento storico nel quale si è svolto l’incontro tra l’antropologia e il turismo, mettendo in luce le innovazioni concettuali e metodologiche che hanno reso possibile la nascita di questo sodalizio.
    Si è focalizzata l’attenzione su quel periodo, intorno agli anni ’70, in cui all’interno del panorama degli studi sociali si assiste ad un generale fermento, all’emergere di nuove correnti di studi, tra cui i cultural studies e i post-colonial studies, particolarmente interessate a tutti i fenomeni della contemporaneità, e in particolare all’interno della disciplina antropologica si assiste ad una sorta di processo di innovazione ed autoanalisi indotto e messo in moto da quella che è stata definita come crisi della rappresentazione etnografica. Particolarmente determinante per lo sviluppo dell’antropologia del turismo fu una rivisitazione del concetto di cultura, si assiste infatti al passaggio da una concezione di cultura inteso come insieme olistico e coeso di valori, costruito intorno a schemi che si riperpetuano nel tempo, continuamente sfidato dal mutamento storico, ad un’idea di cultura intesa come sistema aperto, frutto di continui scambi, definito da Geertz come negoziazione di significati.
    Innovazioni di questo tipo hanno permesso il passaggio da uno studio antropologico di culture attraversate dal turismo ad uno studio del fenomeno turistico attraverso la prospettiva antropologica, consentendo la nascita di una disciplina autonoma quale l’antropologia del turismo.
    All’interno delle varie modalità di analisi e di lettura che si sono sviluppate nell’ambito della neodisciplina si è scelto di concentrarsi su quella che è stata definita come prospettiva esperenziale, poiché ha permesso, sia di mettere in luce alcuni aspetti rituali e simbolici in grado di restituire spessore all’esperienza turistica, che di spianare il terreno per una discussione intorno a tematiche quali quelle dell’autenticità, della tradizione e dell’identità particolarmente attuali in una società come la nostra sempre più multiculturale e sempre più oscillante tra eccessi di localismo ed eccessi di globalizzazione.
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