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La crescita socio - emotivo - cognitiva del bambino attraverso lo spot e la tutela dei minori

Autore
Federica Sacco - Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli - [2007-08]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 236 pagine
  • Abstract
    Il rapporto bambini/media è stato analizzato da diversi punti di vista. Centinaia di giornali, libri universitari e non, si sono interessati al problema.
    Molte volte i toni sono catastrofici, altre volte si va proprio in senso contrario, criticando le opinioni troppo drastiche. È proprio da qui che parte la mia analisi. La curiosità verso il mondo dei bambini mi ha portata a valutare entrambe le ipotesi e cercare di tracciarne un profilo sia teorico che pratico. Molti testi che ho approfondito durante il mio percorso, hanno sollecitato ancora di più la mia attenzione verso questo oggetto di studi. Ho voluto analizzare i punti di vista dei vari studiosi ma, alla fine della mia tesi, ho voluto cercare di applicare tutto ciò che ho studiato e osservare la reazione degli interessati. Nella maggior parte dei casi, anche se si parlava di ricerche effettuate sui minori sembravano, a parer mio, nella maggior parte dei casi ricerche sterili, semplici numeri che servissero a confutare una tesi piuttosto che un’altra. Proprio per questo ho voluto effettuare un’analisi ampia ed esaustiva, mediante entrambi gli approcci; dapprima ho utilizzato una metodologia qualitativa, osservando ed analizzando il mondo dei bambini, in seguito ho utilizzato una metodologia quantitativa, analizzando i dati emersi dai questionari che ho somministrato, al fine di rendere più chiari e fruibili i risultati della ricerca.
    È interessante capire come e quanto i bambini “credano” alla pubblicità, quanto ne siano soggiogati e quanto invece siano bravi a manipolarne i codici. Nella prima parte della mia tesi di ricerca, ho voluto analizzare il parere degli esperti, di quanti parlano di bambini e hanno dei rapporti con loro e, in base a questo, hanno delle opinioni che contrastano o meno con quelle degli altri di pari grado. Molte volte il giudizio dei più piccoli viene reso attraverso l’opinione di quanti dicono di “analizzare” i bambini e invece vogliono leggere nei risultati solo una proiezione dei loro pensieri, delle loro opinioni. Di frequente proprio per questo motivo non si hanno dei risultati certi e attendibili, molte volte le indagini vengono “falsate” e proprio per questo anche io ho voluto analizzare il loro punto di vista, non in veste di scienziato o esperto ma in quanto appassionata del loro modo di vedere e di pensare. Invece di attenermi a studi effettuati da persone, seppur illustrissime, ho voluto capire quanto ci sia di vero o meno in quello che pensano gli esperti. Questo l’ho fatto, ovviamente, con l’umiltà di una semplice tesi ma per vedere e capire quanto gli stereotipi si adattano o meno ai bambini dei giorni nostri.
    Creare delle tipologie, delle grandi “bolle” che devono contenere i generi diversi è del tutto sbagliato. Anche se i bambini tendono all’omologazione, è bene, e soprattutto è giusto, non creare degli allarmismi né tanto meno delle giustificazioni che possano interessare tutti.
    È proprio una visione da “sorella maggiore”, attenta sia ai risultati scientifici che a quelli relazionali e psicologici, che ho utilizzato nell’affrontare questo mio percorso tra la nuova generazione di piccoli utenti mediatici.
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