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Fiction italiana o fiction americana? ''Dirt''

Autore
Cinzia Di Millo - Università degli Studi di Macerata - [2007-08]
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  • Indice
  • Bibliografia
  • Tesi completa: 51 pagine
  • Abstract
    La fiction televisiva è come uno specchio, è il mezzo che lascia emergere i temi di maggior interesse per l’opinione pubblica.
    Questa tesi nasce con l’obiettivo di mettere a confronto la fiction italiana e la fiction americana, come si evince dal titolo stesso.
    I motivi che hanno determinato la scelta del tema suddetto sono plurimi.
    Innanzitutto l’attualità. Il lavoro è diviso in tre capitoli.
    Il primo si pone l’obiettivo di analizzare la fiction italiana sotto diversi punti di vista; la prima parte è volta a capire, basandosi sull’osservazione diretta e sui dati quantitativi dell’OFI (Osservatorio sulla Fiction Italiana) quali temi sono narrati dalla fiction televisiva italiana.
    Dopo aver fatto il punto sul “che cosa” viene rappresentato nella fiction televisiva, il lavoro prosegue individuando il “come”, in altre parole i modelli e i formati in cui si concretizzano tali rappresentazioni.
    Nel secondo capitolo viene invece trattata la fiction americana, ricalcando in parte l'iter seguito nel primo capitolo, mettendola a confronto con quella italiana e cercando di far scaturire somiglianze e differenze.
    Uno sguardo ai diversi modelli della produzione di fiction italiana, in rapporto a quelli americani, consente di tracciare un bilancio complessivo che deve tener conto però della riflessione circa la possibilità di creare un modello italiano in parte simile a quello americano.
    C’è chi come Gino Ventriglia rimane scettico sulla possibilità di adattare alla realtà italiana il modello di direzione delle serie da parte del writers producers. L’immaturità del nostro orizzonte produttivo, la mancanza di competenze necessarie da parte degli scrittori italiani, sarebbero il limite più evidente all’applicazione di un modello ambizioso. Tuttavia, il recente ingresso dei canali satellitari potrebbe muovere le acque. Di certo è ancora lontana la possibilità di immaginare un modello di lavoro in cui la creatività è accompagnata da un’industrializzazione dei processi realizzativi che non coincida con l’abbassamento degli standard qualitativi.
    A questo punto, avendo a disposizione tutti gli elementi per rispondere alla domanda che mi sono posta come punto di partenza e cioè: “Fiction italiana o fiction americana?” la mia risposta è Dirt.
    Questo lavoro, infatti, termina con l’analisi della fiction televisiva americana Dirt. La domanda cui si cerca di rispondere è: “Perché ci piace Dirt?”.
    Il modello di direzione delle serie americane può essere esemplificato appunto dalla fiction seriale Dirt, il nuovo telefilm in cui Courtney Cox veste i panni di spietata direttrice di un giornale scandalistico, pronta a tutto per accaparrarsi per prima uno scoop. L’idea di una serie incentrata sul cinico mondo del gossip è venuta proprio a Courtney Cox, dopo l’assedio mediatico subito dai paparazzi durante la sua gravidanza.
    Una volta che si è accorta che sarebbe stato impossibile sfuggire alle grinfie dei paparazzi la Cox ha deciso di esorcizzare la situazione nella quale si trovavano personaggi famosi come lei e suo marito, l’attore David Arquette, producendo assieme a Matthew Carnahan (che ne è anche il creatore) la serie Dirt.
    Il telefilm che in Italia è andato in onda in seconda serata, alle 23.30, dal 2 ottobre su La 7, tratta argomenti e temi ritenuti sconsigliati a un pubblico di minori: la protagonista non si fa mancare proprio nulla, sesso estremo, violenza, uso di droghe, per non parlare dei modi poco ortodossi impiegati per procurarsi i suoi agognati scoop. A fianco della Cox, splendida nel ruolo di Lucy, troviamo Ian Hart nei panni di Don Konkey, il reporter, schizofrenico, di Lucy, il suo braccio destro, ma soprattutto quello cui tocca fare “il lavoro sporco”. Don, infatti, il più stretto collaboratore di Lucy, il suo fotografo migliore cui sono affidati gli scoop più importanti, è affetto da una forma “trattabile” di schizofrenia ed è vittima di continue visioni allucinate che alterano la sua percezione della realtà.
    La risposta quindi è che Dirt ci piace perché ha colpito nel segno, attraverso dialoghi crudi che si combinano perfettamente col clima un po’ dark e molto lussuoso delle ambientazioni i cui si svolgono i fatti. Inganno, pettegolezzo, sesso: sono gli ingredienti principali di questa nuova serie.
    Scava nel dietro le quinte del mondo dello spettacolo attraverso la lente della macchina fotografica e con le parole digitate su tastiere pruriginose da giornalisti senza etica. Molti personaggi, quindi, rappresentano degli archetipi abbastanza comuni e riconoscibili.
    Il modo in cui questa fiction è realizzata, le tematiche di grande attualità che affronta, le allegorie che nasconde, la rendono un prodotto di qualità, nonostante si rivolga a un pubblico di nicchia.
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