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Comunicare nell'incomunicabilità: il ruolo dell'educatore nell'autismo e nella schizofrenia attraverso il gioco e l'ascolto attivo

Autore
Manfredi Alessandro Pico - Università RomaTre di Roma - [2006-07]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 183 pagine
  • Abstract
    Il presente lavoro ha come obiettivo quello di fornire una panoramica teorica concettuale su due quadri psicopatologici precisi, quali l’autismo e la schizofrenia, in un’ottica che non sia di tipo clinico psichiatrico, ma pedagogico filosofico.
    Riporto alcune esemplificazioni e richiami filosofici che permeano l’intera corrente della psicopatologia fenomenologica ed altresì affascinato da alcuni temi e motivi, centrali nell’attuale orientamento pedagogico, quali la resilienza e la responsabilità.
    L’interesse maggiore è rappresentato dalla “comunicazione”, considerata davvero alla base dell’agire umano, di ogni relazione e di ogni “essere nel mondo”, in particolare della “comunicazione ludica” cioè quel tipo di rapporto evolutivo che si instaura attraverso il gioco, il giocare, l’essere impegnato in se stesso o con l’altro in un’attività finalistica, di alto valore formativo e pedagogico e tanto vitale.
    Infine mi sono chiesto quale sarebbe stato il ruolo nel lavoro, qual è in sostanza il compito primario di ogni educatore che “sceglie liberamente” di impegnarsi in una situazione sociale, soprattutto in relazioni vicine al pericolo di un “naufragio emozionale”.
    Così richiamo i due quadri nosografici dell’autismo e della psicosi, soprattutto perché entrambi, in diversi modi, richiamano la grande importanza e necessità che ha il “comunicare umano” per riuscire a condurre una vita davvero degna di essere vissuta.
    Ho approfondito il discorso sul gioco e posso concludere che “giocare è comunicare e comunicare è giocare”, soprattutto laddove sembrano così insormontabili le barriere della presunta incapacità umana nel seguire schemi e regole, verbali e non, convenzionali e socialmente precostituite.
    Nel vastissimo panorama teorica ed esperenziale, fatto di teorie e metodi diversi, ho scelto di soffermarmi in particolare su due approcci: l’Intervento Emotivo Relazionale della Dott.ssa Venuti (Trento) rivolto nello specifico sull’autismo, ed il Modello di Integrazione Funzionale del Dott. Zapparoli (Milano) rivolto in particolare ai disturbi psicotici; tale scelta poggia sostanzialmente su una mia sentita necessità, come educatore, di essere guidato e nello stesso tempo di essere lasciato libero “di essere e di fare” nel proprio lavoro.
    L’obiettivo primario di questa tesi è pertanto quello di delineare un particolare campo di attuazione della figura dell’educatore, delle sue competenze, caratteristiche, capacità e possibilità, sottolineando il costante principio di responsabilità che vedo a coronamento di qualsiasi figura professionale sia implicata nel sociale, cioè nell’umanità, in un’ultima analisi con gli altri.
    Ho scelto di dividere il presente lavoro in tre capitoli:
    1 – Autismo ed interventi
    2 – Psicosi ed interventi
    3 Ruolo dell’educatore nella comunicazione, gioco e ascolto attivo
    (il principio etico della responsabilità – approccio empatico centrato sulla persona, con riferimenti espliciti alla resilienza)
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