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Il concetto di spazio nell'era della globalizzazione

Autore
Mara Bevilacqua - Università degli Studi Roma Tre - [2005-06]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 35 pagine
  • Abstract
    Questo lavoro intende occuparsi delle trasformazioni subite dal concetto di Spazio negli ultimi decenni, in particolar modo quelle connesse al fenomeno della Globalizzazione o Postmodernismo o Global Age o Surmodernità che dir si voglia.
    Al di là delle diverse teorie, punti di vista e concezioni degli Autori che prenderò in considerazione, esiste unanimità su una caratteristica dello Spazio oggi: esso si è ridotto, compresso, dematerializzato.
    Ciò dipende, innanzitutto, dal restringimento subito dal pianeta in seguito agli sviluppi dei trasporti e dei mezzi di comunicazione; in particolare la grande rete di Internet è responsabile di questo cortocircuito delle distanze, della relazione vicino/lontano, dello stravolgimento dei punti di riferimento geografici e spaziali, ma non solo. Anche l’economia, la politica e la cultura hanno contribuito a rendere i confini nazionali o naturali quasi irrilevanti e ad elaborare un nuovo concetto di Spazio.
    Quale esso sia spero sarà chiaro al termine di questo lavoro.
    A tale proposito esso è stato elaborato come segue: nel Capitolo 1, dopo aver cercato di definire cosa sia la globalizzazione, verrà trattato il pensiero di Peter Sloterdijk, un filosofo tedesco che si occupa di una teoria – nell’ottica della creazione di quella che definisce una sferologia – che parte dallo spazio interiore per spiegare la storia dell’uomo e del mondo: una particolare periodizzazione della Globalizzazione porterà a capire come e perché lo Spazio non esiste più, ridotto alla sola dimensione virtuale.
    Nel Capitolo 2 si analizzerà, invece, lo studio di David Harvey sulla Postmodernità e la compressione spazio–temporale, in particolare le connessioni tra il capitalismo dell’accumulazione flessibile e una concezione dello spazio modificata dalle sue caratteristiche. Dalla Postmodernità ci si sposterà al concetto di Surmodernità dell’antropologo Marc Augé e ai nonluoghi, tutti quegli spazi di transito di persone e merci privi di legami con l’identità, la vita di relazione e la storia degli individui.
    Il Capitolo 3 tratterà la dimensione filosofico-politica della trasformazione dello spazio ad opera delle nuove tecnologie, vale a dire questioni come la tecnopolitica, la democrazia continua, il cyberspazio, la crisi dello Stato-nazione. Da questo capitolo emergerà che la globalizzazione, annullando, o meglio, dilatando lo Spazio pone all’ordine del giorno l’impellente necessità di riformulare i concetti cardine dell’ordine politico al fine di adattarli ad una situazione mutata nel profondo, che vede il cittadino divenire il portatore di diritti “modificati geneticamente” dall’uso delle nuove tecnologie, Internet soprattutto, i quali lo rendono un soggetto quanto mai attivo dei processi politici.
    Nel Capitolo 4 verranno indicati alcuni caratteri architettonici e urbanistici dello spazio nella Postmodernità e il progetto di sviluppo della città dei bit, vale a dire della città del prossimo futuro in cui quei mutamenti portati dalle tecnologie digitali ad ogni aspetto della vita pubblica e privata, e visti nei capitoli precedenti, trovano posto.
    Infine, una Conclusione in cui riprendere le fila del discorso e comprendere quale sia, insomma, il concetto di Spazio del nostro tempo.
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