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La dipendenza patologica dal gioco d'azzardo

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Cinzia Freni - Università degli Studi di Roma La Sapienza - [2003-04]
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  • Bibliografia
  • Tesi completa: 109 pagine
  • Abstract
    In anni recenti la legalizzazione delle scommesse sportive, l’introduzione della puntata telefonica e della giocata del mercoledì al Lotto, l’apertura delle sale Bingo, la proposta di legge che regolamenta il gioco d’azzardo e innalza il numero dei casinò fino ad uno per regione, hanno portato decisamente in primo piano in Italia il dibattito sul gioco d’azzardo e su i provvedimenti da attuare per prevenire i problemi del gioco eccessivo.
    Nonostante il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) dal 1980, con la sua introduzione nel DSM-III, sia considerato a tutti gli effetti una categoria psichiatrica, ancora oggi c’è poco accordo sulle sua eziologia e sulla sua natura, che spesso nella mentalità comune è ancora quella della condotta viziosa e immorale.
    Una ipotesi scientifica attualmente molto accreditata considera il GAP, insieme ad altre routine ripetitive e disfunzionali, dipendenze comportamentali, assimilabili per le loro caratteristiche alla dipendenza da sostanze chimiche. Tutte le dipendenze o Addictions hanno in comune la perdita del controllo volontario nella gestione della condotta patologica che si traduce nell’ impulso pervasivo e ricorrente a mettere in atto il comportamento o ad assumere la sostanza chimica pur essendo consapevoli nell’uno e nell’altro caso della sua nocività per la persona.
    Come si evince anche dal titolo di questo lavoro, nel parere di chi scrive, è ragionevole considerare il Gioco d’Azzardo Patologico una dipendenza comportamentale. Partendo da questo punto di vista si è cercato di capire come e perché quello che per la maggior parte delle persone è una forma di divertimento assolutamente innocua, per una minoranza diventa l’origine di un problema gravissimo che è in grado di compromettere seriamente le relazioni familiari, i rapporti sociali, la vita scolastica e lavorativa e in alcuni casi portare alla depressione e al suicidio.
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